Liam Maxwell, direttore del programma ICT futures, ha affermato che l’open source è cresciuto e che è arrivato il momento di dissipare i pregiudizi e i malintesi su questa tecnologia e sul processo di sviluppo perché “l’open source è il modello futuro dell’IT”.
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Le parole di Liam Maxwell arrivano qualche giorno dopo che l’ufficio di gabinetto inglese ha aperto un periodo di consultazioni di tre mesi per verificare se gli open standard possono essere adottati anche dal governo inglese nell’ambito dell’iniziativa G-Cloud, che intende stabilire una serie di framework su software, sull’hardware e sui servizi per l’acquisto che possano contribuire a ridurre i costi relativi all’IT governativo.
Da questa tornata di consultazioni usciranno le aziende che potranno fregiarsi del titolo G-Cloud certified. Al momento sono più di 600 le aziende che hanno espresso interesse nel framework. Sottolineando l’interesse del governo nell’open source, Maxwell ha anche affermato che la settimana scorsa ha accompagnato il ministro Frances Maude in un tour della Silicon Valley, dove si lavora da tempo con l’open source, con visite guidate in particolare a Cloudera, azienda specializzata nel framework Hadoop (ispirato a Google) e presso 10Gen, specialisti di MongoDB. Maxwell ha portato il ministro anche da Joyent, specialista delle infrastrutture cloud e presso PayPal.

A quanto pare, quindi, l’interesse del governo inglese per l’open source non è affatto aleatorio e temporaneo, ma mira ad una collaborazione di lungo termine in grado di abbassare considerevolmente i costi dell’IT nella pubblica amministrazione. L’obiettivo è quello di uscire da quei contratti che Maxwell chiama “black-box”, ovvero “scatole nere”, stretti con i vendor IT più grandi e spostarsi di più verso il mondo delle piccole e medie imprese, visto che, secondo Maxwell “per anni abbiamo speso in sistemi IT realizzati per burocrati, non per le persone”.





