La Free Software Foundation (FSF) ha realizzato una lettera aperta con la quale è voluta ritornare sullo spinoso problema aperto mesi fa dal Secure Boot di UEFI. In questa lettera, la FSF critica sia la posizione di Fedora che quella di Ubuntu, sebbene mostri una parziale preferenza per Red Hat.
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Il problema che emerge dalla lettera aperta della FSF è… che non c’è una soluzione a questo problema, visto che alla fine della discussione la stessa FSF non è stata in grado di identificare una soluzione concreta per questa diatriba, limitandosi così a sottolineare i limiti delle soluzioni proposte dalle due società che finora si sono impegnate a risolvere questo problema.
L’augurio che la Free Software Foundation esprime nella missiva aperta è che si possa arrivare presto a trovare una soluzione condivisa e alternativa a quelle (secondo lei non soddisfacenti) proposte finora. La cosa migliore sarebbe trovare una soluzione che permetta di accettare le chiavi generate dagli utenti senza costringere nessuno al passaggio da Microsoft o VeriSign, così da tutelare il proprio diritto ad eseguire un sistema operativo diverso da Windows 8 sul proprio computer.
La FSF critica la soluzione adottata per Fedora 18, che prevede l’acquisto di una propria chiave privata per il Secure Boot di UEFI utilizzando la piattaforma realizzata da VeriSign, sussidiaria di Symantec. Canonical invece viene criticata perché 12.10 utilizza efilinux, un boot loader che non è compatibile con la licenza GPLv3, per gestire le chiavi del Secure Boot, mentre Fedora 18 si mantiene fedele a GRUB2.
Purtroppo, al momento una soluzione univoca al problema non esiste. L’unica possibilità è quella di disabilitare il Secure Boot dalle impostazioni di UEFI, ma non è detto che questa soluzione sia accettabile per i produttori di computer.













