Il Cloud Computing dev’essere open come Linux

8 novembre, 2012 1 Commento »

Il CTO di Rackspace, John Engates, ha affermato che mantenere il Cloud aperto è la chiave di un sicuro successo per sviluppatori e utenti. Se non conoscete Rackspace, sappiate che nel 2010 ha lanciato, dopo averla sviluppata in collaborazione con la NASA, OpenStack, una piattaforma Infrastructure-as-a-Service (IaaS).


Ogni giorno salviamo tonnellate di materiale sul cloud, concedendo fiducia ad una serie di vendor IT che ci offrono decine di servizi, dai videogiochi ai data center remoti. Anche le infrastrutture più classiche si stanno spostando verso la deriva cloud, e non dimentichiamo i device che abbiamo in casa, ormai sempre più in grado di dialogare l’uno con l’altro.

Ma John Engater, CTO di Rackspace, ammonisce gli entusiasti utenti odierni. Le aziende stanno iniziando a correre per cercare di intrappolare i dati dei clienti nei loro giardini dorati, ma dotati di pericolosi cancelli (i sistemi proprietari), per questo ora è più importante che mai mantenere le varie funzioni del cloud assolutamente open e non rinchiuderle dentro architetture proprietarie.

“Queste aziende sono cresciute nell’era del software enterprise e sono abituate ai margini offerti da questi software, superiori ai profitti che si possono realizzare invece se si lavora come aziende di hosting. Adesso abbiamo aziende che hanno abbracciato il cloud computing, preso gli stessi software enterprise e stanno cercando di farli funzionare allo stesso modo anche nel cloud”.

OpenStack

Secondo Engater, il cloud computing ha bisogno di adottare il modello Linux, ovvero “Linux è un sistema aperto e permette di scegliere il vendor cui servirsi, con numerose aziende che mettono le proprie forze sul tavolo”. In passato Rackspace ha unito le proprie forze con quelle della NASA per sviluppare OpenStack, una piattaforma Infrastructure-as-a-Service (IaaS) open source lanciata nel 2010. Al progetto hanno partecipato anche decine di vendor, inclusi Intel e Hewlett-Packard.

Quando Rackspace iniziò a realizzare ciò che poi sarebbe divenuto OpenStack, Engates disse “Abbiamo visto abbastanza rapidamente che quella non era necessariamente la strada giusta per noi, e in un contesto più ampio, non era la strada giusta per nessuno, per questo abbiamo preso tutto il software che avevamo sviluppato e lo abbiamo offerto alla community open source”.

In effetti, mentre una parte della community OpenStack si è impegnata a proseguire nel modello “free”, numerosi sviluppatori hanno preso il software e lo hanno utilizzato come base per la realizzazione di piattaforme proprietarie. Nonostante questo abbia creato degli attriti all’interno della community, Engates lo vede comunque come una cosa migliore dell’alternativa, ovvero dell’avere uno stack proprietario senza alcuna alternativa Open. Certo, coloro che hanno scelto di proseguire nella visione free del cloud proposta da OpenStack saranno certamente d’accordo con quanto affermato da Engates, ma gli altri preferiranno sicuramente continuare a pensare a come coltivare giardini sempre più dorati e chiusi da rigide cancellate proprietarie.

Fonte: SlashDot

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  • Federico

    Quello che Rackspace vuole rendere open è la versione pubblica del suo software. Nessuno sa, nè potrà mai sapere, in che modo lo modifica prima di installarlo sui suoi server.
    E’ un modo per far sviluppare alla comunità quello che vogliono loro, gratis, e senza dare nulla in cambio. Spero che falliscano un giorno prima di Microsoft.