L’open source: una filosofia di successo

6 dicembre, 2012 Nessun commento »

Se una volta l’open source era la cosa più “IN” del momento, ora questo è stato soppiantato da altre cose, ad esempio dal Cloud, dal Mobile e dal Big Data. L’Open source non ha più l’hype di un tempo, ma questo è inevitabile. Quello che è importante è che sia sopravvissuto a questa prima fase e sia diventato un reale valore per l’industria e i clienti.


Dalla nascita dell’open source ad oggi sono stati tredici anni significativi. La recessione del 2000 ha contribuito a portare l’open source nelle aziende americane e i vincoli di bilancio dei primi anni dell’ultimo decennio hanno portato i sistemi operativi free a confrontarsi ad armi pari con i sistemi operativi a pagamento dei grandi vendor, grazie anche alla creazione di un intero ecosistema di sistemi operativi open source enterprise in grado di ricoprire qualunque esigenza, dal groupware al portals to content management al CRM.

Molte acquisizioni di elevato profilo, come Zimbra per 350 milioni di dollari o JBoss per 420, sono culminate nella vendita di MySQL a Sun per un miliardo di dollari nel 2008. Queste aziende sono la prova che la metodologia di sviluppo open source può essere accoppiata con un modello di business remunerativo che offre il software gratuitamente, ma acquiesce valore in altre forme. Il modello di licenza duale di MySQL con una sottoscrizione per il supporto e la manutenzione del servizio è stato l’esempio di come agire, esempio presto seguito da altre aziende open source per monetizzare.

Poi è stata la volta delle ristrettezze economiche del 2005 e del 2008 a far comprendere che i reali benefici dell’open source vanno ben oltre il risparmio sulle spese di licenza. Proprio in questo periodo le aziende hanno compreso che il software open source è ancora più sicuro e facile da mantenere e inoltre porta maggiori innovazioni rispetto al software proprietario. A questo punto è stata la volta dei governi, che lo hanno adottato per branche o per l’intero comparto pubblico. Tra le nazioni interessate al cambiamento troviamo Belgio, Croazia, Danimarca, Olanda, Norvegia, Inghilterra e la stessa Italia.

Al di là dei guadagni e dei risparmi, però, l’open source è divenuto nel corso degli anni una risorsa chiave per alcuni dei più grandi nomi del settore tecnologico. Amazon, Facebook e Google sono grandi utilizzatori di open source per i propri sistemi business-critical Cloud e per i servizi Cloud-based, a dimostrazione del valore dell’open source e della sua affidabilità.

L’open source sta svolgendo un ruolo importante anche in quella che è l’ultima novità del settore ovvero i “Big Data”. L’enorme crescita delle attività degli utenti mediata da dispositivi collegati ad Internet ha creato grandi quantità di dati che, opportunamente trattati possono contribuire a produrre preziose informazioni. Progetti open source, come Apache Hadoop e MongoDB, sono in prima linea nella loro gestione. A differenza dei sistemi software proprietari, che spesso sono costruiti per le specifiche di alcuni principali clienti, i progetti open source possono soddisfare le esigenze di una vasta comunità di utenti.

Probabilmente, però, il maggiore impatto dei principi dell’open source si vedrà al di là dello sviluppo del software. L’open source è un esperimento volto alla produzione di valore attraverso la collaborazione aperta, piuttosto che non attraverso la chiusura. Anche Apple, la più ricca società del pianeta, per produrre e correggere la sua app Mappe si è rivolta all’open source e agli stessi utenti perché alcuni problemi si sono rivelati troppo grandi da risolvere da soli.

Immaginate cosa si potrebbe raggiungere applicando un approccio collaborativo come quello delle community open source alla ricerca scientifica, allo sviluppo di farmaci, o alla produzione di beni e servizi. Speriamo che questo venga tenuto in considerazione…

Fonte: OpenSource.com

Potrebbero interessarti ...