Microsoft si apre all’Open Source?

27 marzo, 2014 7 Commenti »

Ma quando mai! L’azienda di Redmond ha sì rilasciato il codice sorgente di un suo sistema operativo, ma vecchio di oltre 30 anni. Stiamo parlando di MS-DOS 1.1. A cosa può servire?


Microsoft e l’Open Source. Un po’ come scrivere diavolo e acqua santa, bianco e nero, destra o sinistra. Seppur negli ultimi anni l’azienda di Redmond si sia leggermente aperta alle tecnologie aperte (per trarne vantaggio?), non si può certo dire che quelli di Microsoft siano poi così propensi a sbandierare al mondo intero cosa ci sia dietro a Windows 7 o a qualsiasi altro software prodotto.

Dopotutto, per quanto questo tipo di chiusura possa non essere condivisa da tutti, bisogna in un certo senso rispettarla. Ma oggi c’è una nuova notizia che potrebbe dividere i lettori in due fazioni: quelli che ridono e quelli che, più tristemente, piangono. Già, perché di sicuro non si tratta di una notizia bomba.

Microsoft ha deciso di rilasciare il codice sorgente di uno dei suoi sistemi operativi e di uno fra i suoi software più diffusi. E mentre qualcuno di voi si starà già chiedendo se si tratta di Windows XP, Windows 7 o il più recente Windows 8, nostro malgrado dobbiamo deludere ogni vostra aspettativa. Si tratta infatti di MS-DOS 1.1 e di Word 2.0. Ed ecco la vostra reazione, quella che avevamo previsto poche righe più in su: state ridendo o state piangendo?

Tale codice sorgente può essere utilizzato esclusivamente per scopi non commerciali (chi riuscirebbe mai oggi a tirar fuori qualcosa di buono con un sistema operativo vecchio più di 30 anni?) e le motivazioni di una tale “apertura” sono dovute a far meglio comprendere al mondo intero le radici dell’informatica. Tanto ormai, dopo tutti questi anni, all’interno di quel codice non ci sarà alcun “segreto commerciale” che l’azienda di Redmond dovrà ancor difendere. Ma quel che ci chiediamo è se questa notizia sia da considerarsi qualcosa di positivo o solo un’immensa pagliacciata. A voi la parola.

ms-dos

Fonte: Liliputing

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  • Francesco

    Utilizzo molto Linux per lavoro. Attualmente sto scrivendo da openSUSE. Uso anche Eclipse per sviluppare in Java. Insomma, di certi amo il software open source, però non mi sembra corretto attaccare sempre Microsoft in questo modo. Spesso mi capita anche di lavorare con Windows e i prodotti Microsoft per programmatori.

    Vorrei dire che non è del tutto vero che Microsoft non si è attivata nell’open source, anzi: ha contribuito a portare diverse tecnologie anche su Linux, certo per interesse reciproco, ma l’ha fatto. Ha collaborato con Novel per il progetto Mono. Il framework .NET non è a codice chiuso. Ha messo su codeplex dove tantissimi progetti vengono pubblicati sotto codice aperto. Lo spesso ASP.NET MVC è open source. Poi dobbiamo anche capire che si tratta comunque di un’azienda, con dei competitor e dei bilanci da tenere alti, dei “brevetti” da tenersi, è la legge del mercato, non è solo la Microsoft da imputare, a questo punto sono migliaia e migliaia le aziende nel mondo da condannare per questo modello di business. Non solo nel campo dell’informatica, ma in tanti, tanti altri settori.

    Forse l’unica da condannare è Apple. L’azienda più closed che possa esistere nel mondo IT. Ti obbligano ad usare solo i loro prodotti per sviluppare per i loro prodotti e per eseguire programmi destinati ai loro prodotti. Vuoi OS X, devi comprare un nuovo computer. Vuoi sviluppare per OS X o iOS? Devi comprare un nuostro device. Sistema operativo a codice chiuso. Nessun progetto open source. Senso di sfida con gli altri alle stelle. Insomma…

    • http://www.mariobonofiglio.it/ Mario Bonofiglio

      Non sono pienamente d’accordo su quello che dici di Apple. E’ una delle aziende più chiuse in assoluto ma nemmeno lei si è chiusa “completamente” all’open source o quantomeno non più di Microsoft. Parti del kernel (non mi riferisco al codice preso da BSD) erano open e tutt’ora se ci si iscriva al Developer Program si può lavorare su alcuni sorgenti di OS X. Certo non è “open source” ma non molto più chiuso del codice di Windows non troppo visibile.

  • http://www.mariobonofiglio.it/ Mario Bonofiglio

    Potrebbe essere molto utile per scopi didattici, in particolare in un corso universitario di Sistemi Operativi. Paragonarlo al funzionamento di Minix ad esempio potrebbe consentire di capire le differenze fra un sistema Unix e uno DOS. Certo ci si trova davanti un codice ad alto livello ed uno a basso livello ma può risultare molto utile fare dei confronti sul funzionamento di base, la gestione dell’IO da parte del Kernel, il supporto all’architettura……. ecc ecc

  • rickyx

    Consente l’utilizzo di programmi e documenti vecchi di 30 anni.
    Lo trovo una mossa ottima per l’archiviazione a lunga durata e suppongo molte biblioteche ringrazierebbero se questa strategia fosse una prassi:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_preservation

    • amedeo

      Per utilizzare programmi DOS ci sono FreeDOS e DOSBox, che funzionano benissino, sono MOLTO più evoluti di MS-DOS 1.1 (e successivi!) e open source da una marea di anni. Per quanto riguarda le bibliotece, la strategia non dovrebbe essere ‘dopo 30 anni rilascio i sorgenti’ ma ‘utilizzo un formato standard, aperto e libero’

  • Paul

    sto ridendo perchè finalmente potrò scrivere con word 2.0 e abbandonare l’ostico vim :) scherzi a parte mi sembra un’ottima mossa e l’autore un po’ ottuso. Diamo i giusti meriti e poi non bisogna rosicare se il mercato è dominato da questo o quell’altro. in genere s’impone il prodotto migliore. Guardate android è riuscito ad imporsi certo sotto la guida di google e non si torvalds….

  • tosky

    Come riportato dall’articolo, è codice per uso non commerciale, quindi l’uso di “open source” per definirlo è improprio: la definizione corrente di “open source” è “software la cui licenza è riconosciuta da OSI, Open Source Initiative”, ed una licenza per uso non commerciale non è sicuramente riconosciuta.

    Detto questo, leggendo la notizia originale si nota come questa donazione è arrivata tramite il Computer History Museum, che ha ricevuto altro codice storico:

    http://www.computerhistory.org/atchm/category/from-the-collection/
    In prospettiva storica può essere interessante.