Per migliorare la compatibilità di Linux con l’hardware si possono seguire due strade: si può fare da sé, realizzando in proprio i driver necessari, oppure chiedere al produttore del device incompatibile sperando che questo possa realizzare dei driver open source.
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Canonical, invece, pare voler suggerire una terza strada per avere dei driver: collaborare direttamente con i produttori di hardware per far sì che questi possano supportare meglio Linux. Vediamo come e cosa implica questo per gli utenti del sistema operativo free.
Negli ultimi anni le cose per Linux sono migliorate notevolmente dal punto di vista del supporto hardware; siamo passati dalla quasi totale assenza di supporto ad un decente numero di periferiche compatibili. Purtroppo per molto hardware manca ancora un adeguato supporto e quando si guarda ai nuovi device, come tablet, smartphone e TV, la richiesta di una maggiore (e migliore) compatibilità hardware è ancora più elevata.
Per questo è incoraggiante scoprire che gli sviluppatori di Ubuntu si occupano fattivamente di questo problema cercando di avviare una collaborazione attiva con gli OEM e condividendo informazioni e risorse di engineering.

Un approccio di questo tipo potrebbe sembrare semplice da attuare, ma in precedenza non era mai stato tentato da nessun altro, per cui si può senz’altro parlare di reale innovazione: è la prima organizzazione nel mondo open source che cerca di lavorare fianco a fianco con i produttori di hardware per la realizzazione di driver. Anche Red Hat ha fatto una cosa simile, ma il suo interesse principale è rivolto soprattutto al mondo dei server, proprio come aziende del calibro di Intel e ATI hanno una lunga storia di collaborazione con il mondo Linux, ma Canonical è la prima a provare a realizzare questa collaborazione in modo sistematico e non solo per i prodotti desktop.

Un altro punto chiave nella strategia Canonical è nel fatto che i driver dovrebbero tutti essere rilasciati con licenza GPL, una cosa che in passato ha creato non pochi problemi tra i produttori, che tendono a realizzare driver con licenze non open e gli sviluppatori Linux.
Chissà se questa collaborazione potrà contribuire ad aumentare la diffusione di Linux.














