Ubuntu everywhere: ecco la visione di Mark Shuttleworth

In un recente post sul suo blog, Mark Shuttleworth, il “papà” di Ubuntu, ha elencato alcune delle attività intraprese per la creazione di Ubuntu TV. Nonostante il progetto sia ancora in fase embrionale, Mark non nasconde di avere molte speranze nel successo della sua creatura.


Le parole di Shuttleworth sono perfettamente in linea con il suo nuovo obiettivo, che è quello di portare “Ubuntu everywhere”: Ubuntu dappertutto. Quando questa distribuzione Linux fu lanciata nel 2004 era pensata espressamente per i computer desktop. Adesso, a distanza di anni da quella primissima release, l’obiettivo si è spostato includendo anche il cloud computing e i servizi host.
L’ultimissimo shift del progetto è rappresentato dall’introduzione della nuova interfaccia Unity, realizzata solo apparentemente in riposta ai ritardi sull’introduzione della Gnome 3, ma invece pensata per realizzare un’interfaccia che potesse aprire nuove porte ad Ubuntu, soprattutto nel settore dei device mobili, territorio ancora vergine per l’azienda.
In un altro recente post, Shuttleworth ha sottolineato le sue ambizioni nel settore dei device mobile promettendo che entro il 2014 Ubuntu sarebbe stato presente “everywhere”. “Il modo in cui accediamo ad Internet, ci connettiamo ai nostri amici, ascoltiamo la musica, guardiamo i film e viviamo la nostra quotidianità si sta rapidamente evolvendo. Adesso utilizziamo un diverso set di device, con più sistemi operativi e diverse opzioni di connessione. Le nostre collaborazioni con i produttori di hardware che stanno guidando questo mercato convergente sono critiche. Intel, ARM e AMD producono i chip che daranno vita al nostro futuro e Ubuntu lavora con tutte le loro tecnologie”.

Uno dei punti di maggior interesse in Ubuntu TV è il ruolo di Ubuntu One, il servizio di storage cloud di Canonical. Ubuntu One, che già permette di acquistare e memorizzare online brani musicali, quasi certamente in futuro permetterà di fare la stessa cosa anche con film e altri contenuti, una mossa che permetterebbe a Canonical, che non guadagna direttamente da Ubuntu, di entrare alla grande nel crescente mercato del video-on-demand.
ubuntu-one-banner

Articoli correlati