Linux continua a dominare il mondo dei super-computer, almeno secondo un elenco pubblicato su top500.org. Per la prima volta dal novembre del 2009, in cima all’elenco dei super-computer figura un calcolatore “made in USA”.
![]()
Il campione americano si chiama Sequoia, ed è un sistema IBM BlueGene/Q installato al Dipartimento dell’energia del Lawrence Livermore National Laboratory e accreditato di un impressionante potenza di calcolo: ben 16,32 petaflop/s ottenuti con il benchmark Linpack, eseguito utilizzando 1.572.864 core.
L’intero super-computer funziona con Linux, con Compute Node Linux in esecuzione su 98.000 nodi e Red Hat Enterprise Linux in esecuzione su 768 nodi di I/O connessi al file system. Con 1,6 milioni di core, Sequoia è capace di calcolare in un’ora ciò che normalmente impiegherebbe 320 anni se venisse calcolato sui computer presenti nelle case di 6,7 miliardi di persone. Anche le dimensioni del super-computer sono notevoli, visto che è costituito da 98.304 computer collegati.
Il sistema è utilizzato per gestire armi nucleari ed estendere la durata della vita dell’arsenale nucleare Americano. La potenza assorbita è pari a 7,9 megawatt, neanche tanto, considerando che il computer K utilizza 12,6 megawatt.
Sequoia va a prendere il posto proprio del super-computer giapponese Fujitsu K, che aveva una Potenza di calcolo di 10,5 petaflop al secondo. Secondo la statistica pubblicata, 462 dei 500 super-computer considerati utilizzano Linux, 25 UNIX e solo 13 Windows. Il processore preferito per la loro realizzazione è di marca Intel, azienda che equipaggia 374 super-computer, mentre i processori AMD e IBM Power sono disponibili su 63 e 58 super-computer rispettivamente. IBM rimane il vendor dominante in questo particolare settore, con ben 213 super-computer venduti, seguita da HP con 141 sistemi.














