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	<title>HwJournal.net</title>
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	<description>Webzine su Hardware, Gadget ed Elettronica di consumo</description>
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		<title>Google vuole portare il launcher Chrome su OS X</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/articoli/google-vuole-portare-il-launcher-chrome-su-os-13918</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 22:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono indizi che portano a credere che Google stia pianificando di portare elementi di Chrome OS all’interno dei propri browser per le piattaforme Windows, Mac e Linux. L’ultimo in ordine di tempo è la comparsa del web app launcher di Chrome OS realizzato all’interno dell’ultima versione di Chromium. Secondo quanto apparso in un post ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ci sono indizi che portano a credere che <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a> stia pianificando di portare elementi di Chrome OS all’interno dei propri browser per le piattaforme <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a>, Mac e <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a>. L’ultimo in ordine di tempo è la comparsa del web app launcher di Chrome OS realizzato all’interno dell’ultima versione di Chromium. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13918"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Secondo quanto apparso in un post realizzato dall’ingegnere François Beaufort su Google+</strong>, Google sta lavorando per portare l’app laucher di Chrome OS sul Mac, e gli utenti possono provarne una versione beta già adesso. Tutto quello che bisogna fare per provarla è installare Chromium e quindi eseguire qualche commando nel terminale, quindi cliccando sulla dock icon di Chromium dock si aprirù una griglia con le web app installate dal Chrome store.</p>
<p><strong>Cliccando su una di queste applicazioni si aprirà una finestra del browser</strong> con l’applicazione in esecuzione. A questo punto l’icona di Chromium nella dock ritorna ad essere utilizzabile per il suo scopo originario, ovvero portare in primo piano l’applicazione Chromium. Se si volessero aprire altre applicazioni, sarebbe necessario agire direttamente tramite la finestra del browser. Al momento questo supporto è solo nella fase iniziale, e lo si capisce bene dal fatto che occorre tenere aperta la finestra terminale e che non si possono avviare applicazioni multiple. Detto ciò, una versione completa e funzionante del laucher di applicazioni Chrome sarebbe senz’altro un’ottima idea per coloro che amano vivere nell’ecosistema Google. Al momento, comunque, non è stato detto per quando è previsto il rilascio della versione finale.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/ChromeOSLauncher.jpg" alt="ChromeOSLauncher" width="600" height="375" class="aligncenter size-full wp-image-13919" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>The Verge</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Devon Ceptor: il PC in formato stick da 99 dollari</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/devon-ceptor-il-pc-formato-stick-da-99-dollari-13913</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 22:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[PC]]></category>

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		<description><![CDATA[Devon IT sta realizzando uno stick HDMI “powered by Linux” che costerà 99 dollari. Il device è stato chiamato Ceptor, sarà lanciato ufficialmente sul mercato nel mese di luglio e potrà essere connesso a un TV o ad un monitor per trasformarlo all’istante in un thin client. Secondo Brad Linder di Liliputing, il dispositivo utilizza ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Devon IT sta realizzando uno stick HDMI “powered by Linux” che costerà 99 dollari. Il device è stato chiamato Ceptor, sarà lanciato ufficialmente sul mercato nel mese di luglio e potrà essere connesso a un TV o ad un <a href="http://www.hwjournal.net/?s=monitor&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">monitor</a> per trasformarlo all’istante in un thin client. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13913"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Secondo Brad Linder di Liliputing, il dispositivo utilizza un SoC basato su core ARM</strong> ed è pensato per l’utilizzo in ambienti corporate, nei quali potrà permettere agli utenti di effettuare il login verso un server remoto ed eseguire un software di virtual desktop.</p>
<p><strong>Secondo Linder, “potete collegare il Ceptor ad un monitor e lui funzionerà come un normale computer con Linux</strong>, <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> o un altro sistema operativo”. Nonostante il Ceptor utilizzi una versione di Linux nota come ZeTOS o “zero client”, è possibile hackerare il device per eseguire anche <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> oppure <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>. Le specifiche del Ceptor non sono nulla di fantascientifico: il PC on a Stick utilizza un processore Freescale i.MX6 dual core da 1 GHz basato su core ARM Cortex-A9, supporta fino a 1GB di memoria RAM, 32GB di memoria flash, il Wi-Fi, il Bluetooth ed ha una porta USB OTG. Il tutto sarà venduto al prezzo di 99 dollari.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/devonceptor.jpg" alt="devonceptor" width="375" height="450" class="aligncenter size-full wp-image-13914" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>TG Daily</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cina e Linux: a lezione di Industry Transformation</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/articoli/cina-linux-lezione-di-industry-transformation-13907</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 22:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[In tutto il mondo le aziende stanno sviluppando sempre più applicazioni per big data, mobile e cloud, per non menzionare poi il sempre più massiccio utilizzo di strumenti di social networking da parte dei maggiori attori del mercato bancario, delle comunicazioni, della finanza, dei trasporti e del canale retail. Queste nuove applicazioni sono essenziali per ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>In tutto il mondo le aziende stanno sviluppando sempre più applicazioni per big data, mobile e cloud, per non menzionare poi il sempre più massiccio utilizzo di strumenti di social networking da parte dei maggiori attori del mercato bancario, delle comunicazioni, della finanza, dei trasporti e del canale retail. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13907"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Queste nuove applicazioni sono essenziali per operare in un mondo nel quale tutto è connesso con tutto</strong>, in una sorta di enorme ecosistema. Ma tutto ciò non ha fatto altro che creare la necessità di infrastrutture potenti, velocità di elaborazione stratosferiche e la sempre crescente esigenza di agilità: tutte cose che si possono ottenere solo con strumenti e sistemi operativi open source, nel tentativo di connettere, collaborare e innovare su scala globale.</p>
<p><strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> è stato il sistema alla base di questa rottura con il passato</strong>, e ora sta diventando sempre più popolare in tutto il mondo. Le aziende che adottano Linux sono in crescita, almeno secondo l’Enterprise End User Report 2013 della Linux Foundation. Le aziende vedono in esso un per eseguire velocemente cloud computing, analisi di dati e applicazioni mobile, e questo lo porterà a crescere, anno su anno, del 73% entro la fine dell’anno in corso.</p>
<p><strong>In particolare, questa crescita appare molto sostenuta in Cina,</strong> che negli ultimi 10 anni è passata dall’avere il 9,2% del mercato server su Linux all’attuale 33,2% (fonte IDC Worldwide Quarterly Server Tracker &#8211; Q4 2012). Nel frattempo si assiste anche alla richiesta sempre maggiore di sistemi Linux integrati (hardware e software) e preinstallati di fabbrica, un’esigenza nata dal fatto che poche aziende possono permettersi di perdere tempo prezioso “attrezzando” autonomamente in casa i propri server Linux. Per questo IBM, in collaborazione con Red Hat e SUSE, ha recentemente presentato il suo primo Power Systems Linux Center proprio in Cina. In questo paese c’è una vera e propria rivoluzione in atto per quanto concerne i sistemi finanziari, del trasporto, delle comunicazioni e del settore retail e proprio qui si aprono nuovi scenari per ulteriori sviluppi e innovazioni open source, che potranno poi essere replicati anche in altre parti del Mondo.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/opensign.jpg" alt="opensign" width="600" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-13908" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Wired</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>ZaReason e System76: a quando i tablet con Ubuntu?</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/tablet-ereader/zareason-system76-quando-tablet-con-ubuntu-13902</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 22:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[Ubuntu 13.04 ha fatto il suo debutto in aprile, mentre Ubuntu 13.10 Saucy Salamander è atteso per ottobre. Più avanti nel tempo, con Ubuntu 14.04, Canonical vorrebbe concretizzare la sua vision di un Linux con un unico codice per smartphone, tablet e PC. Ma quando saranno disponibili tablet con Linux? La risposta non è semplice, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> 13.04 ha fatto il suo debutto in aprile, mentre Ubuntu 13.10 Saucy Salamander è atteso per ottobre. Più avanti nel tempo, con Ubuntu 14.04, Canonical vorrebbe concretizzare la sua vision di un <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> con un unico codice per smartphone, tablet e PC. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13902"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Ma quando saranno disponibili tablet con Linux?</strong> La risposta non è semplice, né tantomeno univocal. Ad esempio System76 e ZaReason, due aziende molto vicine sia a Linux che ai tablet hanno già i propri modelli pronti, perlomeno a livello concettuale. Nel 2012 ZaReason ha già prodotto il ZaTab con <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>, ma al momento è introvabile e probabilmente l’azienda sta ripensando alle sue strategie future.<br />
Sul sito del produttore, in un comunicato datato 10 aprile 2013 si legge che a livello di produzione è facile scegliere una qualità mediocre, e straordinariamente difficile invece scegliere la strada della qualità. ZaReason l’ha scelta, e per questo c’è bisogno di tempo prima di poter avere il prossimo tablet. E secondo alcuni, probabilmente quest’attesa sarà lunga perché l’azienda vorrà proporre uno dei primi tablet con Linux, piuttosto che non l’ennesimo tablet Android.</p>
<p><strong>Il CEO di System76, Carl Richell</strong>, invece, ha avuto più volte modo in passato di elogiare la strategia di Canonical e mostrare compiacimento per la realizzazione di un Ubuntu con un unico codice per più dispositivi. Richell non ha promesso di lanciare un tablet con Ubuntu, ma qualche mezza ammissione lascia sperare. In ogni caso, pare chiaro che Canonical dovrebbe impiegare più tempo a collaborare con aziende come System76 e ZaReason, e magari aiutarli a realizzare i propri tablet con Ubuntu. </p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/ubuntutablets.jpg" alt="ubuntutablets" width="390" height="220" class="aligncenter size-full wp-image-13903" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>The Var guy</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Asus 1015E: l’ultra-portatile con Ubuntu Linux</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/notebook-netbook/asus-1015e-lultra-portatile-con-ubuntu-linux-13894</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 22:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Asus 1015E è un ultra-portatile non nuovissimo, e neanche tanto pubblicizzato, ma interessante, soprattutto perché di questo device, già disponibile con Windows 8, ora ne verrà lanciato un nuovo modello, dotato, però di Ubuntu Linux. Al momento il piccolo portatile Asus 1015E-DS03 (questo il nome completo del modello con Linux), non è disponibile in Europa, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Asus 1015E è un ultra-portatile non nuovissimo, e neanche tanto pubblicizzato, ma interessante, soprattutto perché di questo device, già disponibile con <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> 8, ora ne verrà lanciato un nuovo modello, dotato, però di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> Linux. </em></p>
<p style="text-align: center;"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13894"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Al momento il piccolo portatile Asus 1015E-DS03</strong> (questo il nome completo del modello con Linux), non è disponibile in Europa, ma lo si può già preordinare in America. Il portatile utilizza un processore dual core <a href="http://www.hwjournal.net/?s=intel&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Intel</a> Celeron 847 con frequenza di lavoro di 1,1 GHz, dispone di 2 GB di memoria RAM e sfrutta un disco rigido da 320GB per la memorizzazione dei dati.</p>
<p><strong>L’Asus ha anche un display da 10,1 pollici con superfice non lucida</strong>, la dimensione classica per un Netbook, con risoluzione di 1.366 x 768 pixel, 1 porta USB 3.0, una porta HDMI, una porta Ethernet, la <a href="http://www.hwjournal.net/?s=wi-fi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Wi-Fi</a> in standard N, la Webcam, il lettore SDHC e una batteria da 6 celle la cui autonomia dichiarata è di 7,5 ore. Il prezzo di questo portatile è pari a 215 dollari. Con questo prezzo il portatile rappresenta uno dei migliori acquisti nella fascia economica, anche se dubitiamo vivamente che al momento del suo arrivo in Europa sarà adottato un tasso di conversione di 1:1 tra il prezzo in dollari e quello in Euro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-13895" alt="Asus_1015e-DS03" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Asus_1015e-DS03.jpg" width="500" height="372" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Liliputing</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Logitech aggiunge l’opzione “Compatibile con Linux”</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/periferiche/logitech-aggiunge-lopzione-compatibile-con-linux-13889</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 22:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Componenti]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonostante il fatto che Linux stia diventando sempre più un vero sistema operativo alternativo a Windows, si sente massicciamente l’assenza dei produttori sul settore driver. Molte periferiche oggi funzionano benissimo su Linux solo grazie a programmatori appassionati che hanno condiviso il proprio lavoro. Se il vostro mouse Logitech funziona con Ubuntu non è per merito ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nonostante il fatto che <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> stia diventando sempre più un vero sistema operativo alternativo a <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a>, si sente massicciamente l’assenza dei produttori sul settore driver. Molte periferiche oggi funzionano benissimo su Linux solo grazie a programmatori appassionati che hanno condiviso il proprio lavoro. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13889"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Se il vostro mouse Logitech funziona con <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a></strong> non è per merito di Logitech, ma di qualcuno esterno a Logitech che ha creato i driver che ci permettono di utilizzarlo. E questo vale per moltissime periferiche. Però proprio Logitech ha dato un importante segnale positivo. </p>
<p><strong>L’arrivo di Steam e il fatto che Linux</strong> potrebbe diventare presto una ricercata piattaforma per i videogiochi sta attirando le attenzioni di produttori che prima snobbavano questo sistema operativo, mentre adesso iniziano a percepirlo come un mercato con un suo potenziale. </p>
<p><strong>Una delle aziende che ha “convertito” il proprio pensiero</strong> è proprio Logitech, sulle cui pagine Web dedicate ai mouse è apparsa l’opzione “Compatibile con Linux”, anche se al momento cliccando su di essa si ottengono come risultato soltanto quattro mouse. Nonostante la scarsità di modelli, è comunque un inizio, e non dubitiamo che in futuro l’elenco di prodotti compatibili “ufficialmente” con Linux verrà sicuramente allargato.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Logitech_Mouse.jpg" alt="Logitech_Mouse" width="600" height="540" class="aligncenter size-full wp-image-13890" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Hot Hardware</em><br />
<strong>Foto</strong>: <em>Logitech</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google: ecco come usare Ubuntu sui Google Glass</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/articoli/google-ecco-usare-ubuntu-sui-google-glass-13879</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 22:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso della developer conference di giovedì, Google ha mostrato come si possa fare molto con i propri Google Glass. Oltre ad utilizzare applicazioni Android, ad esempio, Big G ha mostrato anche come sia possibile eseguire Ubuntu Linux su di essi. L’hack è stato mostrato a tutti, spiegando anche che questo è irreversibile e invalida ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel corso della developer conference di giovedì, <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a> ha mostrato come si possa fare molto con i propri Google Glass. Oltre ad utilizzare applicazioni <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>, ad esempio, Big G ha mostrato anche come sia possibile eseguire <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> su di essi. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13879"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>L’hack è stato mostrato a tutti,</strong> spiegando anche che questo è irreversibile e invalida la garanzia sui Glass, anche se pare che Google voglia rendere la factory image dei Glass disponibile per tutti, così chi effettua il flash possa poi provare a tornare alla configurazione originale.</p>
<p><strong>Al momento non si sa ancora quando saranno disponibili</strong> i primi esemplari dei Google Glass per sviluppatori, ma secondo Charles Mendis di Google, la data di disponibilità è ancora lontana. Per adesso Isabelle Olsson, capo designer per Glass, ha mostrato un primo prototipo abbastanza ingombrante combinato con degli occhiali da vista.</p>
<p><strong>Olsson ha ironizzato sul prototipo mostrato</strong> affermando che questi non era altro che un telefono attaccato ad una maschera per subacquei. Secondo lei lo sviluppo di Glass è stato “così ambizione e molto disordinato”. Realizzare un prodotto che sia leggero è un elemento chiave, visto che se non è leggero, nessuno vorrà indossarlo per più di 10 minuti. Per questo Olsson ha detto che “Stiamo attenti ad ogni grammo”.</p>
<p><strong>Quando le è stato chiesto quali tipi di applicazioni il team di Glass vorrebbe vedere</strong>, Olson ha detto che vogliono un’applicazione per il Karaoke, mentre Mendis ha detto che vorrebbe vedere un’applicazione per il fitness. Steve Lee, product director di Google Glass, ha detto che gli occhiali di Google sono pensati per micro interazioni, piuttosto che non per guardare un film o leggere un libro. Lee ha detto “non vogliamo creare degli zombie che guardano fisso in uno schermo troppo a lungo”. Nel frattempo, mostrando un differente livello di interesse per i Glass rispetto agli sviluppatori e ai fan tecnologici, diversi membri del Congresso americano hanno inviato una lettera a Larry Page, CEO di Google, chiedendo spiegazioni circa eventuali problemi di privacy che potrebbero essere implicati dai Google Glass.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/google_glass_penguin.jpg" alt="google_glass_penguin" width="450" height="338" class="aligncenter size-full wp-image-13880" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>All Thing D</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Linux è perfetto per automatizzare un birrificio!</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/articoli/linux-e-perfetto-automatizzare-birrificio-13875</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 22:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella che può sembrare una battuta fatta da un collega burlone fan di Microsoft, non è affatto un battuta, ma è la realtà dei fatti. L’idea di automatizzare completamente un birrificio è nata da Kurt Forsberg, fondatore di Linux automation. Tutto è nato durante un normale meeting svoltosi tra utenti Linux. Nel corso di questo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quella che può sembrare una battuta fatta da un collega burlone fan di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=microsoft&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Microsoft</a>, non è affatto un battuta, ma è la realtà dei fatti. L’idea di automatizzare completamente un birrificio è nata da Kurt Forsberg, fondatore di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> automation. </em></p>
<p style="text-align: center;"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13875"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Tutto è nato durante un normale meeting</strong> svoltosi tra utenti Linux. Nel corso di questo meeting, un signore di nome Chris Negus ha presentato il suo libro, intitolato “Linux Toys” (giocattoli Linux); in un capitolo di questo libro si parlava di sensori di temperatura, ma Chris ebbe anche occasione di dire che “purtroppo questi non sono disponibili”.</p>
<p><strong>Kurt al termine della presentazione si recò da Chris</strong> dicendogli che si occupava di elettronica, e che avrebbe potuto provare a realizzarli. Così fece, e realizzarono anche qualche prototipo, ma poi l’idea non andò oltre questa fase. Kurt, però, che è anche un produttore di birra ad un certo punto decise di utilizzare quei sensori di temperatura per controllare in modo automatico la produzione del suo birrificio.</p>
<p><strong>Il progetto iniziò con il controllo della temperatura durante la fermentazione</strong>, per poi espandersi oltre. Adesso l’intero processo di produzione della birra realizzata da Kurt viene in realtà gestito non da lui, ma da un server Linux, che si occupa praticamente di tutto. Tutto il <a href="https://www.facebook.com/linuxautomation" target="_blank">progetto</a> è liberamente disponibile su Craigslist e Kurt è attualmente alla ricerca di programmatori che possano realizzare una Web Interface e un’interfaccia grafica tramite la quale rendere tutto il processo di automazione, attualmente gestito con dei semplici script, un po’ più amichevole.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-13876" alt="Linux_Birrificio" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Linux_Birrificio.jpg" width="600" height="337" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Slashdot</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nvidia Shield: ecco caratteristiche e prezzo ufficiali</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/audio-video/nvidia-shield-ecco-caratteristiche-prezzo-ufficiali-13867</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 22:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio, Foto & Video]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Home Entertainment]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiamerà solo Nvidia Shield (e non Project Shield) la prossima console di questo grande produttore di schede video. Lo fa sapere la stessa Nvidia, che contestualmente ha diffuso informazioni relative a prezzo, preordini e data di commercializzazione della stessa. I primi a potersi comprare una Nvidia Shield saranno gli utenti americani, che la potranno ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si chiamerà solo Nvidia Shield (e non Project Shield) la prossima console di questo grande produttore di schede video. Lo fa sapere la stessa Nvidia, che contestualmente ha diffuso informazioni relative a prezzo, preordini e data di commercializzazione della stessa. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13867"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>I primi a potersi comprare una Nvidia Shield saranno gli utenti americani</strong>, che la potranno pre-ordinare su grandi catene come Newegg, GameStop, Micro Center e Canada Computers ad un prezzo pari a 349 dollari. Non certo la più economica delle console, quindi, ma va considerato come Nvidia consideri questa console un’alternativa al gioco su smartphone e tablet, e non come un’alternativa alle console tradizionali.</p>
<p><strong>Le consegne effettive della Shield inizieranno a partire dal mese di giugno </strong>(non è stata comunicata la data esatta), mentre non è stato svelato quanto la console arriverà anche in Europa e quando questa potrà essere acquistata presso altre catene specializzate o distributori che non siano quelli elencati. Per quanto riguarda le specifiche tecniche, Nvidia ha sostanzialmente confermato quanto mostrato in anteprima allo scorso CES. La Shield è basata sul processore, anzi sarebbe meglio chiamarlo SoC (System on Chip) Tegra 4 che ha una frequenza di lavoro di 1,9 GHz e utilizza quattro core Cortex A15. Il display da cinque pollici ha una risoluzione di 1280 x 720 pixel, cosa che porta il valore di PPI (Pixel per Inch) a 294: quasi come il retina display di Apple. </p>
<p><strong>La console è dotata anche di 2 GB di memoria RAM </strong>e 16 GB di memoria di storage su NAND flash e, per quanto riguarda la connettività, sono presenti una scheda <a href="http://www.hwjournal.net/?s=wi-fi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Wi-Fi</a> 802.11 n, il Bluetooth 3.0, il GPS; sue porte MicroUSB 2.0 e una mini-HDMI. Il sistema operativo utilizzato da Nvidia per la sua console è <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a> 4.2 <a href="http://www.hwjournal.net/?s=jelly+bean&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Jelly Bean</a>, che però verrà personalizzato dal produttore.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/nvidia-shield-angle.jpg" alt="nvidia-shield-angle" width="500" height="417" class="aligncenter size-full wp-image-13868" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em><a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> Gizmos</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intel Hybrid Cloud Server dismesso? E ora?</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/ufficio/intel-hybrid-cloud-server-dismesso-ora-13862</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 22:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo alcuni recenti rumors, lo sviluppo dell’Intel Hybrid Cloud, un server small business con capacità cloud e managed services, è stato interrotto. Se questo fosse vero, sarebbe una bella battuta d’arresto per i rivenditori che sono alla ricerca di alternative per Windows Small Business Server (SBS), già “killato” da Microsoft lo scorso anno. Nonostante tutto, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Secondo alcuni recenti rumors, lo sviluppo dell’<a href="http://www.hwjournal.net/?s=intel&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Intel</a> Hybrid Cloud, un server small business con capacità cloud e managed services, è stato interrotto. Se questo fosse vero, sarebbe una bella battuta d’arresto per i rivenditori che sono alla ricerca di alternative per <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> Small Business Server (SBS), già “killato” da <a href="http://www.hwjournal.net/?s=microsoft&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Microsoft</a> lo scorso anno. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13862"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Nonostante tutto, sono ancora disponibili delle alternative </strong>basate su cloud, incluso il nuovo Office 365 di Microsoft. Intel Hybrid Cloud combina hardware on-premises (di Lenovo o Dell) e software con servizi cloud-enabled per MSP. I rivenditori possono scegliere tra diverse opzioni Windows Server o <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a>. </p>
<p><strong>Con la morte di Small Business Server di Microsoft</strong>, l’Intel Hybrid Cloud basato su Linux si trova ad un bivio: da una parte lo si può considerare come una valida alternativa al prodotto Microsoft, per cui adesso riempirebbe perfettamente lo spazio di mercato prima occupato da questi. Dall’altra la dismissione di SBS potrebbe addirittura aver danneggiato Intel Hybrid Cloud, visto che il sistema operativa di Microsoft era la logica base per l’offerta Intel.</p>
<p><strong>A questo punto cosa succede?</strong> Intel ha informato diversi partner di canale che Hybrid Cloud non è più disponibile, almeno secondo fonti vicine all’azienda. Per molti partner di canale, a questo punto, se l’Intel Hybryd Cloud non è più disponibile, una delle alternative migliori diventa Office 365 di Microsoft una suite cloud-based che include Exchange, SharePoint e Lync. </p>
<p><strong>Secondo Microsoft,</strong> le vendite di Office 365 sono in aumento. Le entrate annuali della suite hanno superato il miliardo di dollari e numerosi partner di canale la stanno adottando, anche se non mancano le critiche a questa soluzione.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Intel-Hybrid-Cloud.jpg" alt="Intel-Hybrid-Cloud" width="550" height="134" class="aligncenter size-full wp-image-13863" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>TheVarGuy</em><br />
<strong>Foto</strong>: <em>KWCG</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Android, Windows e Linux su un solo tablet!</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/notebook-netbook/android-windows-linux-su-solo-tablet-13858</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 23:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>
		<category><![CDATA[Tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Ekoore Python S3 è un device particolarmente interessante perché non solo è un prodotto ibrido, capace di funzionare come tablet oppure come portatile se si aggiunge la docking station, ma anche perché permette di far coesistere assieme Windows, Ubuntu e Android. Dal punto di vista delle specifiche, l’Ekoore Python S3 dispone di uno schermo da ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Ekoore Python S3 è un device particolarmente interessante perché non solo è un prodotto ibrido, capace di funzionare come tablet oppure come portatile se si aggiunge la docking station, ma anche perché permette di far coesistere assieme <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a>, <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> e <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13858"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Dal punto di vista delle specifiche, l’Ekoore Python S3 dispone di uno schermo da 11,6 pollici </strong>di dimensione, con una mediocre risoluzione di 1366 x 768 pixel. Di fascia bassa anche il processore utilizzato, un <a href="http://www.hwjournal.net/?s=intel&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Intel</a> Celeron 847 dual core con frequenza di lavoro di 1,1GHz. Il modello base viene venduto con 2GB di memoria RAM e 32GB di memoria di storage, espandibili però, rispettivamente, ad 8GB di RAM e 128GB di storage. Il tutto è racchiuso in un tablet dal peso di 980 grammi e dello spessore di soli 11 millimetri. </p>
<p><strong>La batteria compresa nel tablet offre un’autonomia di 7 ore</strong>, ma collegando la docking station potremo sfruttare anche la batteria integrata in essa, che offre altre 5 ore di autonomia. La docking station con la tastiera è opzionale e costa 140 euro. La configurazione di base dell’Ekoore Python S3 costa 599 euro, ma se si vuole anche il 3G, il GPS e una maggior quantità di RAM e memoria di storage, allora si sale, e anche di molto. Però il prezzo è parzialmente compensato dal fatto che questo è uno dei pochissimi, se non l’unico, tablet ad unire il triple-booting con la dock con tastiera.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Ekoore_python.jpg" alt="Ekoore_python" width="600" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-13859" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Phone Arena</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Samsung venderà notebook con Android, ma non 5.0</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/notebook-netbook/samsung-vendera-notebook-con-android-ma-5-0-13853</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 23:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordate i primi tablet? Android all’epoca non era affatto ottimizzato per il nuovo form factor, e i produttori che lo adottarono furono costretti a scendere a diversi compromessi, mentre molte applicazioni non riuscivano a sfruttare il maggior spazio a disposizione. Adesso, però Samsung vuole far fare un nuovo salto di qualità ad Android e pare ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ricordate i primi tablet? <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a> all’epoca non era affatto ottimizzato per il nuovo form factor, e i produttori che lo adottarono furono costretti a scendere a diversi compromessi, mentre molte applicazioni non riuscivano a sfruttare il maggior spazio a disposizione. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13853"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Adesso, però <a href="http://www.hwjournal.net/?s=samsung&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Samsung</a> vuole far fare un nuovo salto di qualità </strong>ad Android e pare stia realizzando un portatile su quale intende utilizzare il sistema operativo di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a> che sarà commercializzato prima ancora del rilascio ufficiale di Android 5.0, che a quanto pare sarà la prima versione di Android ad avere ottimizzazioni specifiche per i portatili.</p>
<p><strong>Il portatile di Samsung dovrebbe avere il display touch ed un prezzo attorno ai 200 dollari</strong>. Sarà realizzato sfruttando una versione di Android 4.2 opportunamente modificata dalla stessa Samsung per permettergli di sfruttare appieno le potenzialità della nuova piattaforma. Così Samsung sarà tra le primissime aziende a presentare un notebook Full-Android sul mercato, prima dell’arrivo di Android 5.0, che a quanto pare è stato ulteriormente posticipato.</p>
<p><strong>Il fatto che Samsung e altri produttori vogliano rilasciare dei notebook </strong>prima che sia pronto Android 5.0 potrebbe rivelarsi un boomerang per la reputazione di Android. È di questa opinione Mingchi Kuo, uno degli analisti di KGI Securities, che ricorda come avvenne esattamente la stessa cosa con i tablet, commercializzati prima che la versione di Android per tablet venisse completata e quindi pieni di compromessi che non fecero di certo una bella pubblicità per Android. Speriamo che almeno questi futuri notebook vengano aggiornati tempestivamente ad Android 5.0.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Android-5_0.jpg" alt="Android-5_0" width="600" height="305" class="aligncenter size-full wp-image-13854" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Phone Arena</em><br />
<strong>Foto</strong>: <em>Deulink</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Canonical promuove Ceph, ma&#8230; è per Red Hat?</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/articoli/canonical-promuove-ceph-ma-e-red-hat-13846</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 22:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[Canonical, sul suo blog ufficiale, sta promuovendo l’ultima versione del Sistema di storage distribuito Ceph, il cui nome in codice è Cuttlefish (seppia). E questo sarebbe anche normale, ma perché nel post non si parla di Ubuntu? Addirittura, ci si concentra in larga parte su ciò che Ceph sta facendo per Red Hat. Possibile che ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Canonical, sul suo blog ufficiale, sta promuovendo l’ultima versione del Sistema di storage distribuito Ceph, il cui nome in codice è Cuttlefish (seppia).  E questo sarebbe anche normale, ma perché nel post non si parla di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a>? </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13846"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Addirittura, ci si concentra in larga parte su ciò che Ceph sta facendo per Red Hat</strong>. Possibile che Ceph sia così importante per l’open source e gli ecosistemi Big Data da far improvvisamente andare d’amore e d’accordo concorrenti come Canonical e Red Hat?</p>
<p><strong>Il post, che sembra un banale comunicato stampa, descrive le nuove feature dell’ultima versione di Ceph</strong>, che comprendono la nuova distribuzione, Peccato che venga detto che il sistema è disponibile come package RPM per Red Hat Enterprise <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> e derivati sia sulla repository ceph.com che su EPEL (Extra Packages for Enterprise Linux). ma questi package sono specifici per Red Hat e poco usabili in Ubuntu. Perché Canonical dedica un post sul suo blog ufficiale (sul quale vengono pubblicati uno o due post al mese) per una release di Ceph che introduce un nuovo supporto per Red Hat. Mentre cambia pochissimo nella versione Ubuntu? </p>
<p><strong>Mah, difficile dirlo. Probabilmente Canonical si aspetta che Ceph possa giocare un ruolo cruciale </strong>nell’evoluzione degli strumenti open source per i Big Data e quindi cerchi di farlo conoscere meglio alla community. Magari c’entra anche il fatto che Mark Shuttleworth, fondatore e Ceo di Canonical, ha investito un milione di dollari in Inktank e Ceph lo scorso autunno, e magari non vuole rischiare di vedere questa tecnologia cadere ne dimenticatoio…</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Ceph.jpg" alt="Ceph" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-13847" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>The Var Guy</em><br />
<strong>Foto</strong>: <em>Greenbookblog</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>HP 255: tra i sistemi operativi c’è Linux</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/notebook-netbook/hp-255-tra-sistemi-operativi-ce-linux-13842</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 22:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il suo nuovo notebook business HP 255, il produttore americano di computer prevede di utilizzare come sistema operativo non solo il classico Windows (in questo caso nella controversa versione 8), ma anche FreeDOS 2.0 e Ubuntu Linux. Certo, la news non è di quelle da far rimanere a bocca aperta, ma tuttavia c’è da ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per il suo nuovo notebook business HP 255, il produttore americano di computer prevede di utilizzare come sistema operativo non solo il classico <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> (in questo caso nella controversa versione 8), ma anche FreeDOS 2.0 e <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a>. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13842"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Certo, la news non è di quelle da far rimanere a bocca aperta</strong>, ma tuttavia c’è da dire che questo è il primo notebook HP ad essere venduto sul suolo europeo con Ubuntu preinstallato di fabbrica (su richiesta dell’utente, ovviamente). Prima di lui solo l’All-in-One Pavilion 20 poteva essere acquistato con l’identica scelta di sistema operativo.</p>
<p><strong>Il notebook è destinato ad un’utenza “professionale in movimento”</strong>, come recita il datasheet, e per questo il notebook dispone anche di sistemi per la protezione dei dati come l’HP 3D DriveGuard che però, sfortunatamente, funziona soltanto con Windows. Dando uno sguardo al datasheet originale, tra l’altro, si scopre che l’HP255 utilizzerà anche il chipset <a href="http://www.hwjournal.net/?s=amd&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">AMD</a> Kabini, che sembrava fosse dedicato esclusivamente ai device embedded e, altra chicca, tra gli altri troviamo anche quattro processori finora non pubblicizzati: i dual-core E12500 ed E23000 e i quad-core A45000 e A652000. Errore di stampa o anticipazione dei tempi?</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/hp225.jpg" alt="hp225" width="500" height="427" class="aligncenter size-full wp-image-13843" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>OMGUbuntu</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Windows è più lento di Linux e degli altri SO</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/articoli/windows-e-piu-lento-degli-altri-13831</link>
		<comments>http://www.hwjournal.net/articoli/windows-e-piu-lento-degli-altri-13831#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 May 2013 22:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Windows è più lento di altri sistemi operativi in molti scenari, e il divario si sta ampliando”. Questo commento, scritto da qualcuno che lavora in Microsoft sul kernel di Windows NT la dice lunga sullo stato di sviluppo di Windows. Il commento proviene, a quanto pare in modo certo, da un anonimo programmatore che lavora ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;<a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> è più lento di altri sistemi operativi in molti scenari, e il divario si sta ampliando”. Questo commento, scritto da qualcuno che lavora in <a href="http://www.hwjournal.net/?s=microsoft&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Microsoft</a> sul kernel di Windows NT la dice lunga sullo stato di sviluppo di Windows. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13831"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Il commento proviene, a quanto pare in modo certo, da un anonimo programmatore che lavora sul kernel di Windows NT</strong> e sostiene che a basso livello Windows è più lento di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> e la causa del problema è soprattutto di natura “sociale”.</p>
<p><strong>La natura chiusa di Windows non attrae sviluppatori</strong> come invece accade per Linux, e questo fa si che ci si imbatta in quello che è il problema principale di questo sistema operativo: la frammentazione. Su Windows, difatti, lavorano diversi team di sviluppo, che non sempre operano insieme tra di loro. </p>
<p><strong>Per questo programmatore, chi realizza i componenti è generalmente ostile alle patch esterne</strong>: se siete uno sviluppatore accettare una patch esterna rende nervoso il capo perché poi bisognerà mantenerla e giustificare il cambiamento non pianificato e richiede un esteso lavoro di test per capire se tutto funziona nel modo corretto. Non ci sono quindi incentivi ad accettare cambi dall’esterno del team o a lavorare su piccoli cambiamenti incrementali, perché questi non offrono alcun vantaggio. Secondo l’anonimo programmatore questi “semplicemente annoiano le persone e, nel migliore dei casi, sono neutrali per la carriera”. Esattamente l’opposto di ciò che accade in Linux.</p>
<p><strong>Ma c’è anche un altro problema:</strong> i programmatori migliori, anche quelli che lavoravano prima in Microsoft, sono stati accaparrati da altri, come ad esempio <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a>, e questo implica il fatto che sempre più spesso Microsoft acquisisce ragazzi appena usciti dal college, e questi non sanno nulla sul perché le cose funzionano come funzionano e hanno paura a toccare e migliorare ciò che funziona, per cui hanno la tendenza a ricreare le feature esistenti piuttosto che non a migliorare quelle vecchie. Tutto sommato, quindi, il quadro che dipinge questo programmatore non è sicuramente roseo per Windows. Servono scelte importanti, ma non siamo sicuri che un’organizzazione mastodontica qual è quella di Microsoft possa essere facilmente incline a cambiamenti di tale portata.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Windows8.jpg" alt="Windows8" width="550" height="357" class="aligncenter size-full wp-image-13832" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>OS News</em><br />
<strong>Foto</strong>: <em>Blogspot</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aaeon EPC-CV1: single board PC con Linux e CPU Intel</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 22:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>
		<category><![CDATA[Schede Madri]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo le centinaia di Single-Board PC basati su processori AMR (Pensate ai vari Blackberry Pi, Armdale e via discorrendo), ecco arrivare finalmente anche un single-board PC basato su processore Intel: l’EPC-CV1, che utilizza una CPU Intel Atom N2600 Cedar Trail. Questo piccolo computer è pensato per sistemi da punto vendita e altri sistemi specializzati per ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo le centinaia di Single-Board PC basati su processori AMR (Pensate ai vari <a href="http://www.hwjournal.net/?s=blackberry&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Blackberry</a> Pi, Armdale e via discorrendo), ecco arrivare finalmente anche un single-board PC basato su processore <a href="http://www.hwjournal.net/?s=intel&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Intel</a>: l’EPC-CV1, che utilizza una CPU Intel Atom N2600 Cedar Trail. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13827"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Questo piccolo computer è pensato per sistemi da punto vendita</strong> e altri sistemi specializzati per locali commerciali o applicazioni industriali, ma può essere sicuramente interessante anche per coloro che, più semplicemente, sono alla ricerca di un computer X86 piccolissimo e con un consumo di corrente davvero ridotto ai minimi termini.</p>
<p><strong>La scheda utilizza un processore dual core da 1,6 GHz</strong> e supporta fino a 2GB di memoria RAM. Su di essa, tra l’altro, sono presenti le connessioni SATA, USB, seriale e Gigabit Ethernet ed è garantito il supporto per le uscite video HDMI e VGA.</p>
<p><strong>Infatti, nonostante il processore Atom N2600 consumi soltanto 3,5Watt</strong> ed abbia la grafica integrata con supporto per la riproduzione di video in formato HD, l’EPC-CV1 grazie alla presenza di una scheda grafica AMD HD7410M offre in più il supporto per il dual-display ad alta risoluzione. Nonostante le ridotte dimensioni, inoltre, sono presenti ben 6 porte USB 2.0, due slot d’espansione mini PCIe, le uscite audio analogica e digitale e altre 2 porte Ethernet. Ottimo il supporto per i sistemi operativi: su questo mini computer possono essere utilizzati <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> XP, Windows 7 e distribuzioni Linux come <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> o Fedora. Il prezzo dell’EPC-CV1 viene fornito su richiesta direttamente dal produttore.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/EPC-CV1.jpg" alt="EPC-CV1" width="500" height="338" class="aligncenter size-full wp-image-13828" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Liliputing</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La ISS abbandona Windows ed adotta Linux Debian 6</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 22:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Copertina]]></category>

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		<description><![CDATA[Bye bye Windows XP: il sistema operativo presente sui computer della stazione spaziale internazionale è stato accantonato. Al suo posto la United Space Alliance, che gestisce i computer presenti sulla ISS hanno installato Linux. La United Space Alliance ha affermato “abbiamo migrato le funzioni chiave da Windows a Linux perché avevamo bisogno di un sistema ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bye bye <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> XP: il sistema operativo presente sui computer della stazione spaziale internazionale è stato accantonato. Al suo posto la United Space Alliance, che gestisce i computer presenti sulla ISS hanno installato <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a>. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13809"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>La United Space Alliance ha affermato “abbiamo migrato le funzioni chiave da Windows a Linux</strong> perché avevamo bisogno di un sistema operativo che fosse stabile e affidabile”. Nello specifico decine di computer sono stati migrati a Debian 6. Questi sistemi servono per collegare molti altri sistemi sulla ISS che già utilizzano diverse versioni di Linux, quali RedHat e Scientific Linux. </p>
<p><strong>Al momento, quindi, pare non esserci più alcun computer con Windows sulla ISS</strong>. A proposito di stabilità e affidabilità, Keith Chuvala della United Space Alliance ha affermato di aver bisogno di un sistema operativo che potrebbe offrire controlli in-house e potesse essere patchato, modificato e adattato nel modo desiderato. Il fatto che venisse utilizzato Windows XP esponeva i computer a diversi pericoli e, una volta, questi sono stati anche infettati da un virus. Nel 2008 un cosmonauta russo portò a bordo il virus W32.Gammima.AG worm, che ben presto si diffuse su tutti i sistemi Windows. Linux permetterà di rendere questi PC praticamente immuni da virus. Per aiutare gli astronauti a destreggiarsi con Linux, la Linux Foundation ne curerà l’addestramento, così una volta in orbita non dovranno preoccuparsi di perder tempo nell’imparare come utilizzare il sistema operativo del pinguino.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/international-space-station-tux.jpg" alt="international-space-station-tux" width="600" height="331" class="aligncenter size-full wp-image-13822" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Extreme Tech</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Piccolo (ma giustificato) ritardo per la Ouya</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 22:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Home Entertainment]]></category>

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		<description><![CDATA[Ouya, la console Android, subirà un piccolo ritardo, ma non per problemi di natura tecnica, bensì perché gli sviluppatori hanno ricevuto altri 15 milioni di dollari da investire sul suo sviluppo grazie al supporto offerto da nuovi venture capitalist. L’uscita ufficiale della console, quindi, è stata rinviata al 25 giugno. Il maggior tempo e denaro ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ouya, la console <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>, subirà un piccolo ritardo, ma non per problemi di natura tecnica, bensì perché gli sviluppatori hanno ricevuto altri 15 milioni di dollari da investire sul suo sviluppo grazie al supporto offerto da nuovi venture capitalist. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13805"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>L’uscita ufficiale della console, quindi, è stata rinviata al 25 giugno.</strong> Il maggior tempo e denaro a disposizione saranno utilizzati in parte per risolvere un problema con i pulsanti, un problema piuttosto seccante che solitamente compare solo dopo che l’utente ha utilizzato per un po’ il prodotto acquistato.</p>
<p><strong>Come risultato della nuova trance di finanziamenti</strong>, Bing Gordon di Kleiner Perkins Caufield &amp; Byers (uno dei finanziatori assieme a Nvidia, Shasta Ventures e Occam Partners) è entrato a far parte della board of directors di Ouya. Gordon non è un novellino, né tantomeno un semplice fantoccio: è uno dei veterani dell’industria dei videogame ed ha iniziato la sua carriera con Electronic Arts già nel 1982. Di Ouya ha detto che crea un nuovo mondo di opportunità sia per i creatori di giochi già noti che per quelli emergenti, e anche per gli stessi giocatori.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Ouya.jpg" alt="Ouya" width="560" height="302" class="aligncenter size-full wp-image-13819" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>The Inquirer</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cray XC30-AC: supercomputer low cost (o quasi!)</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 22:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[Cray è un nome storico nel settore dei supercomputer. È anche l’azienda che ha realizzato molti dei supercomputer finiti nelle prime posizioni delle classifiche mondiali di potenza, ma stavolta si è impegnata in qualcosa di diverso: un supercomputer entry-level chiamato XC30-AC. La caratteristica di maggior rilievo di questo prodotto è il suo prezzo aggressivo, soprattutto ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Cray è un nome storico nel settore dei supercomputer. È anche l’azienda che ha realizzato molti dei supercomputer finiti nelle prime posizioni delle classifiche mondiali di potenza, ma stavolta si è impegnata in qualcosa di diverso: un supercomputer entry-level chiamato XC30-AC. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13801"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>La caratteristica di maggior rilievo di questo prodotto è il suo prezzo aggressivo</strong>, soprattutto se lo si confronta con quello delle mostruose e mastodontiche macchine da guerra che quest’azienda è stata in grado di sfornare nel corso degli anni. Il prezzo della configurazione base è di “soli” 500 mila dollari, ma si può salire anche oltre i 3 milioni di dollari. </p>
<p><strong>L’XC30-AC utilizza per buona parte componenti condivisi con i “fratelloni” maggiori</strong> non solo per quanto riguarda l’hardware, ma anche il software. I maggiori risparmi sono realizzati sul sistema di raffreddamento (qui ad aria e non ad acqua) e sull’assenza di connessioni di rete ottiche. Cray ha pensato questa nuova macchina per aziende di produzione, aziende farmaceutiche e aziende del settore petrolifero, ma la si può adattare benissimo anche per piccole università, laboratori di ricerca a altre realtà produttive. Il nuovo supercomputer economico Cray è già disponibile ed è basato su un sistema operativo <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> caricato in ROM e comprendente anche un compiler e strumenti software per la codifica parallela.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Cray_xc30-5.jpg" alt="Cray_xc30-5" width="500" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-13814" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Slash Gear</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Unity: è l&#8217;ora di Mir! Primi test degli sviluppatori</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/articoli/unity-e-lora-di-mir-primi-test-degli-sviluppatori-13793</link>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 22:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>

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		<description><![CDATA[Stando alle parole degli sviluppatori Mir incomincia a raggiungere buoni risultati. Ben presto il nuovo server grafico di Ubuntu sarà pronto all&#8217;uso. Il 2013 è per Canonical un anno che potrebbe essere ricordato negli annali, positivamente o negativamente che sia. Già, perché pur avendo programmato numerose novità e innovazioni, ancora non è detto che le ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Stando alle parole degli sviluppatori Mir incomincia a raggiungere buoni risultati. Ben presto il nuovo server grafico di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> sarà pronto all&#8217;uso.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13793"></span></p>
<p>Il 2013 è per Canonical un anno che potrebbe essere ricordato negli annali, positivamente o negativamente che sia. Già, perché pur avendo programmato numerose novità e innovazioni, ancora non è detto che le stesse vengano apprezzate dagli utenti <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a>. Fra queste c&#8217;è indubbiamente Ubuntu Touch, Unity Next e Mir, quello che sarà il prossimo server grafico predefinito della distro firmata Canonical. Sergio Schevezov, del team Canonical, ha recentemente presentato i vantaggi di Mir dimostrando quanto l&#8217;azienda creda nel nuovo server grafico.</p>
<p>Ed è proprio Mir a far titubare un bel po&#8217; di storici utenti della distro anche se gli sviluppatori sembrano lanciare messaggi positivi circa il suo sviluppo e stabilità: è infatti già avvenuta la prima esecuzione di Unity su Mir. Sta di fatto che lo sviluppo sembra essere veramente a buon punto: pochi mesi (o settimane) ci separano dalla prima release stabile.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13794 aligncenter" alt="mir" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/mir.png" width="596" height="269" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>I Love Ubuntu</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Facebook prosegue con Open Compute. E Cisco?</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/periferiche/networking/facebook-prosegue-con-open-compute-cisco-13789</link>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 22:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Networking]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto del social network procede a passo spedito, ampliando anche i propri orizzonti. Che futuro attende ai produttori di soluzioni chiuse? Circa due anni fa, Facebook ha presentato il suo progetto Open Compute condividendo subito con gli utenti di tutto il mondo le specifiche del data center del social network numero uno al mondo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il progetto del social network procede a passo spedito, ampliando anche i propri orizzonti. Che futuro attende ai produttori di soluzioni chiuse?<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13789"></span></p>
<p>Circa due anni fa, <a href="http://www.hwjournal.net/?s=facebook&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Facebook</a> ha presentato il suo progetto Open Compute condividendo subito con gli utenti di tutto il mondo le specifiche del data center del social network numero uno al mondo con lo scopo di riuscire a definire degli standard aperti utilizzabili da chiunque. Ciò offrirebbe maggiore flessibilità non solo a Facebook stessa ma a tutte le altre aziende che desidereranno adottare le stesse soluzioni. E a risentirne potrebbero essere non solo <strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=hp&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">HP</a></strong> e <strong>Dell</strong>, ma anche il leader mondiale del settore networking <strong>Cisco Systems</strong>.</p>
<p>Fino ad oggi il progetto aveva lavorato solo su server, schede madri. Ma in occasione dell&#8217;Interop di Las Vegas, <strong>Frank Frankovsky</strong> di Facebook ha annunciato che l&#8217;azienda ha aperto le porte del progetto anche agli switch.</p>
<p>Cisco sta cominciando a integrare il protocollo OpenFlow nella sua linea di prodotti anche se non sembra essere la preferenza dell&#8217;azienda. Resta il fatto che sempre più clienti preferiscono affidarsi a soluzioni aperte piuttosto che proprietarie. Sempre secondo Frankovsky i produttori hardware dovranno adottare un approccio più open per mantenere i loro clienti. Che futuro attende a Cisco?</p>
<p><img class="size-full wp-image-13790 aligncenter" alt="openrack" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/openrack.jpg" width="599" height="399" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Ars Technica</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Red Hat: il nostro successo? Microsoft non c&#8217;entra!</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/ufficio/red-hat-il-nostro-successo-microsoft-centra-13777</link>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 22:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[In un&#8217;intervista a InfoWorld, il CEO di Red Hat toglie ogni dubbio sul successo dell&#8217;azienda. In più, non vede un futuro roseo per il mercato dei desktop Linux. Jim Whitehurst, CEO di Red Hat lo afferma senza mezzi termini: il colosso non ha alcun bisogno di Microsoft per determinare il suo successo. Dopotutto, Red Hat ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>In un&#8217;intervista a InfoWorld, il CEO di Red Hat toglie ogni dubbio sul successo dell&#8217;azienda. In più, non vede un futuro roseo per il mercato dei desktop <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a>.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13777"></span></p>
<p><strong>Jim Whitehurst</strong>, CEO di Red Hat lo afferma senza mezzi termini: il colosso non ha alcun bisogno di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=microsoft&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Microsoft</a> per determinare il suo successo. Dopotutto, Red Hat è riuscita ad importi nel mercato aziendale riuscendo a raggiungere numeri non indifferenti (si parla di un miliardo di dollari) grazie al lavoro svolto dai suoi sviluppatori e non certo da quelli della casa di Redmond. Certo, come tutti noi sappiamo e lo stesso Whitehurst afferma, Red Hat ha un programma di certificazione con Microsoft per quanto riguarda Hyper-V e <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> Server, ma non c&#8217;è nient&#8217;altro. Forse è più Microsoft ad aver bisogno di Red Hat!</p>
<p>Whitehurst, d&#8217;altro canto non è molto fiducioso per il futuro dei desktop Linux. La quota di mercato sarà sempre bassa e ciò perché i PC stanno diventando sempre meno rilevanti. Gli utenti si stanno spostando su smartphone e tablet: questa è la realtà. E allora, per caso Red Hat ha pensato come Canonical di sfornare un OS mobile? Assolutamente no, a detta di Whitehurst. Non ha senso per Red Hat entrare nel mondo mobile. L&#8217;azienda ha raggiunto il suo successo lato aziendale e continuerà per sempre su questa strada.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13778 aligncenter" alt="whitehurst" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/whitehurst.jpg" width="600" height="337" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>InfoWorld</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ubuntu Touch: qual è l&#8217;arma segreta di Canonical?</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/xcopertina/ubuntu-touch-qual-e-larma-segreta-di-canonical-13770</link>
		<comments>http://www.hwjournal.net/xcopertina/ubuntu-touch-qual-e-larma-segreta-di-canonical-13770#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 May 2013 22:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[Come potrà mai il nuovo OS mobile riuscire a mettere i bastoni tra le ruote di Android e iOS? Ha qualche margine di successo? Potrebbe partire da una nicchia per raggiungere poi numeri da capogiro. Se è vero che la storia si ripete, sarà il nuovo Android. Quando si parla di OS mobile, Android e ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Come potrà mai il nuovo OS mobile riuscire a mettere i bastoni tra le ruote di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a> e iOS? Ha qualche margine di successo? Potrebbe partire da una nicchia per raggiungere poi numeri da capogiro. Se è vero che la storia si ripete, sarà il nuovo Android.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13770"></span></p>
<p>Quando si parla di OS mobile, Android e iOS fanno da indiscussi padroni. Eppure in casa Canonical sembra esserci molto ottimismo sul futuro di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> Touch. Come d&#8217;altronde anche quelli di Mozilla sono molto speranzosi nei confronti di Firefox OS. Peccato solo che, affinché possa riscuotere notevole successo a tal punto da raggiungere i numeri di Android e iOS, Ubuntu Touch dovrà offrire in qualche modo un plus che nessuno è al momento in grado di dare all&#8217;utente finale. Altrimenti per quale arcano motivo dovremmo dire addio all&#8217;OS di Big G per far largo a Canonical?</p>
<p>Senza ragionandoci più di tanto, per quanto si possa augurare solo il meglio ad Ubuntu Touch, c&#8217;è chi afferma che le possibilità di successo non sono poi così tante. Se <a href="http://www.hwjournal.net/?s=microsoft&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Microsoft</a> con il suo <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> Phone non è riuscita a far nulla, come può farcela Canonical? Resta vero che l&#8217;OS della casa di Redmond è tutt&#8217;altra pasta e che Ubuntu Touch mette le sue radici in Linux, ma ad una grande fetta di utenti ciò poco importa.</p>
<p>Ubuntu Touch potrebbe non sbancare, ma potrebbe comunque catturare una nicchia di mercato non indifferente. Spostiamoci per un attimo sui PC. Quando si parla di Linux, qual è la prima distro che viene in mente? Potremmo dire Fedora, così come Debian o qualsiasi altro nome. Ma Ubuntu è quella più in voga, quella che fa più tendenza, la più apprezzata da studenti e al tempo stesso usata da sviluppatori e professionisti di ogni settore.</p>
<p>Per quale motivo gli utenti Ubuntu non dovrebbero scegliere lo stesso OS anche in mobilità? Pensandoci bene è un po&#8217; la stessa strategia di marketing di Apple (e c&#8217;è chi già da tempo paragona Canonical alla casa di Cupertino) forse applicata all&#8217;inverso. Quelli della mela morsicata hanno fatto il loro successo dapprima con iPod e poi con iPhone, sfociando poi nella moda Mac. Ma tutti i seguaci di Canonical potrebbero definire cool Ubuntu Touch. Continuiamo con il ragionamento. Avete mai provato a convincere un vostro amico o collega a provare una distro Linux? In molti casi non ci siete riusciti, vero? Perché, come Einstein insegna, “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”. Ma con un telefonino Ubuntu in mano, tutto potrebbe essere diverso. Se quell&#8217;OS di Canonical si rivelerà stabile e veloce, se quei telefonini equipaggiati con Ubuntu Touch non costeranno un occhio della testa e se verranno acquistati da gran parte degli utenti desktop di Canonical, si potrebbero raggiungere grandi numeri.</p>
<p>Lo scenario è questo: un utente Ubuntu decide di acquistare uno smartphone equipaggiato con l&#8217;OS mobile firmato Canonical. I suoi amici, parenti o colleghi incuriositi chiedono di provare il dispositivo. Dapprima potrebbero persino schifarlo (ricordate cosa si diceva agli albori di Android?), ma un giorno potrebbero amarlo. Potrebbero acquistarne uno e con grande probabilità, anche installare Ubuntu sui loro PC.</p>
<p>Ma queste sono solo teorie, con una certa base logica sì, ma pur sempre teorie. Solo il tempo potrà confermarle o buttarle inesorabilmente giù. Quel che è certo è che se Canonical riuscirà nel suo intento potrebbe sbancare e a guadagnarci non sarà solo lei ma l&#8217;intera comunità Linux. Quegli utenti che spinti dall&#8217;amore per Ubuntu Touch decideranno di installare la distro di Canonical anche sui loro PC si avvicineranno al mondo Linux e, magari senza più quelle paure insensate di un tempo, incominceranno a dar fiducia alle altre grandi distro in circolazione.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13771 aligncenter" alt="ubuntu-touch-vs-android" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/ubuntu-touch-vs-android.jpg" width="600" height="333" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ubuntu 13.04 sul Chromebook Acer C7</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 22:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>

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		<description><![CDATA[Stanco di usare solo Chrome OS sul tuo Chromebook? Ecco un metodo per provare la nuova release di Canonical accanto al sistema operativo firmato Google. Come ben sappiamo, l&#8217;Acer C7 è equipaggiato con Chrome OS. Ma se volessimo mettere alla prova il nuovo Ubuntu 13.04? Tutto è possibile. Scopriamo come fare. Anzitutto premiamo il pulsante ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Stanco di usare solo Chrome OS sul tuo Chromebook? Ecco un metodo per provare la nuova release di Canonical accanto al sistema operativo firmato <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a>.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13759"></span></p>
<p>Come ben sappiamo, l&#8217;<a href="http://www.hwjournal.net/?s=acer&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Acer</a> C7 è equipaggiato con Chrome OS. Ma se volessimo mettere alla prova il nuovo <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a> 13.04? Tutto è possibile. Scopriamo come fare.</p>
<p>Anzitutto premiamo il pulsante di refresh della pagina Web assieme a Esc e a quello di accensione: ciò per accedere alla modalità sviluppatore.</p>
<p>Fatto ciò, premiamo <em><strong>Ctrl+Alt+T</strong></em> per avviare il terminale e da qui digitiamo shell.</p>
<p>Avremo quindi bisogno dell&#8217;utility Crouton. Supponendo di averla già scaricata, digitiamo:</p>
<blockquote><p>sudo sh -e ~/Downloads/crouton -t unity -r raring</p></blockquote>
<p>Per avviare il processo di installazione di una versione nuda e cruda di Ubuntu 13.04. Al termine possiamo provvedere all&#8217;avvio dell&#8217;ambiente desktop Unity. Per farlo lanciamo:</p>
<blockquote><p>sudo startunity</p></blockquote>
<p>Nel caso in cui preferissimo KDE possiamo lanciare:</p>
<blockquote><p>sudo startkde</p></blockquote>
<p>Se vogliamo scoprire come installare altri software espandendo le funzionalità di Ubuntu sull&#8217;Acer C7, consultiamo <a href="http://blog.projectz.me/2013/04/28/ubuntu-13-04-raring-to-go-on-acer-c7-chromebook/" target="_blank">questa pagina</a>.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13760 aligncenter" alt="Acer-C7" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Acer-C7.jpg" width="600" height="394" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Projectz</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Plair: il dongle HDMI Wi-Fi da 100 dollari</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 22:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio, Foto & Video]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Home Entertainment]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama Plair ed è disponibile in pre-ordine da qualche mese. Meno di 100 dollari per guardare sulla tua TV video in streaming HD in arrivo dal PC o dal Web. Qualche mese fa è stato dato il via ai preordini di Plair, un piccolo gadget tecnologico in grado di rivoluzionare l&#8217;intrattenimento televisivo. Già, perché ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si chiama Plair ed è disponibile in pre-ordine da qualche mese. Meno di 100 dollari per guardare sulla tua TV video in streaming HD in arrivo dal PC o dal Web.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13755"></span></p>
<p>Qualche mese fa è stato dato il via ai preordini di Plair, un piccolo gadget tecnologico in grado di rivoluzionare l&#8217;intrattenimento televisivo. Già, perché si tratta di un dongle HDMI <a href="http://www.hwjournal.net/?s=wi-fi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Wi-Fi</a>, in pratica, cioé, di visualizzare un flusso audio/video ad alta definizione in arrivo ad esempio da un PC sulla TV, senza però collegare alcun cavo. Il tutto ad un prezzo inferiore ai 100 dollari (equivalenti a circa 75 euro).</p>
<p>Oggi, a distanza di qualche mese, le prime unità Plair stanno arrivando a tutti i fortunati clienti che sono riusciti ad accaparrarsene una. Ma come funziona Plair? Dopo aver collegato Plair al televisore, basta utilizzare un&#8217;apposita estensione <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a> Chrome per trasferire il flusso video dal PC. Stando ad alcuni commenti, però, pare che Plair non abbia al momento una grossa qualità di riproduzione video. Non resta che attendere ulteriori dettagli in merito.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13756 aligncenter" alt="plair" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/plair.jpg" width="600" height="307" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Liliputing</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Acer Iconia A1: il tablet per tutte le tasche</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 22:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[Acer presenta l&#8217;Iconia A1, un tablet dalle dimensioni compatte e con un grande punto di forza: il prezzo. Bastano infatti 169 dollari per accaparrarsene uno. Un altro tablet economico e dalla diagonale del display non poi così ampia è arrivato. Si tratta dell&#8217;Acer Iconia A1: 7,9 pollici e, ovviamente, Android nella versione 4.2. Quali sono ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.hwjournal.net/?s=acer&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Acer</a> presenta l&#8217;Iconia A1, un tablet dalle dimensioni compatte e con un grande punto di forza: il prezzo. Bastano infatti 169 dollari per accaparrarsene uno.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13748"></span></p>
<p>Un altro tablet economico e dalla diagonale del display non poi così ampia è arrivato. Si tratta dell&#8217;Acer Iconia A1: 7,9 pollici e, ovviamente, <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a> nella versione 4.2. Quali sono le sue caratteristiche hardware? Una <strong>CPU quad-core MediaTeck da 1.2 GHz</strong> alla quale è stato associato un quantitativo di memoria RAM pari a 1 GB. Due differenti soluzioni di storage: <strong>8 o 16 GB</strong> comunque espandibili tramite microSD. Il display <strong>LED IPS</strong> ha una risoluzione pari a <strong>1024 x 768 pixel</strong>.</p>
<p>Presente anche una fotocamera posteriore da <strong>5 Megapixel</strong> capace di registrare filmati in qualità <strong>Full HD</strong>. Sulla parte frontale ne è presente un&#8217;altra, meno performante ma ideale per effettuare video chiamate. E poi ancora <strong>GPS</strong>, <strong>Bluetooth 4.0</strong>, e <strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=wi-fi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Wi-Fi</a></strong> di tipo N. Insomma, l&#8217;Iconia A1 offre tutto quello che è presente nei suoi rivali. Niente di più e niente di meno. E allora, qual è il suo punto di forza? Il prezzo. Bastano infatti 169 dollari (equivalenti a <strong>circa 130 euro</strong>) per portarsi a casa la versione da 8 GB.</p>
<p>Fra poche settimane potremo vederlo sugli scaffali degli store delle nostre città. Non resta che attendere.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13749 aligncenter" alt="acer-iconia-a1" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/acer-iconia-a1.jpg" width="600" height="429" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>ZDNet</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Chromebook distruggerà la concorrenza?</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/notebook-netbook/il-chromebook-distruggera-la-concorrenza-13743</link>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 22:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>

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		<description><![CDATA[I notebook equipaggiati con il sistema operativo di Google, Chrome OS, dividono a due il grande pubblico. C&#8217;è chi non ne può fare a meno e chi li reputa inutili. Scopriamo quali sono i punti di forza di questi dispositivi. Il Chromebook o lo si ama o lo si odia. E non stiamo parlando di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>I notebook equipaggiati con il sistema operativo di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a>, Chrome OS, dividono a due il grande pubblico. C&#8217;è chi non ne può fare a meno e chi li reputa inutili. Scopriamo quali sono i punti di forza di questi dispositivi.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13743"></span></p>
<p>Il Chromebook o lo si ama o lo si odia. E non stiamo parlando di design o caratteristiche hardware, ma esclusivamente del suo sistema operativo, il Chrome OS. Già, perché girando qua e là in giro per il Web si leggono pareri molto contrastanti tra di loro.</p>
<p>C&#8217;è chi l&#8217;approva e chi invece continua a sostenere che un sistema operativo debba essere installato dall&#8217;utente e soprattutto debba essere completamente locale. Ma è forse la preinstallazione dell&#8217;OS ad essere la chiave di svolta? Questo nessuno può dirlo. Quel che è certo è che Google è riuscita a certificare il suo sistema operativo rendendolo commercialmente più appetibile.</p>
<p>A credere in Chrome OS sono anche gli sviluppatori del kernel <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a>: basti pensare alla nuova release 3.9 che supporta appieno il sistema operativo di Big G.</p>
<p>Vuoi o non vuoi, Chrome OS ha i suoi vantaggi che potrebbero essere (anzi, sono) molto apprezzati dall&#8217;utente comune che trascorre il suo tempo di fronte al PC navigando, scaricando la posta elettronica o editando qualche documento di testo. I tempi di avvio di Chrome OS sono sbalorditivi: 3 secondi e tutto è già operativo. L&#8217;interfaccia è di una semplicità disarmante, e a confermarlo è anche Linus Torvalds, che come molti sapranno già, da un po&#8217; di tempo amoreggia con il Chromebook.</p>
<p>Ultimo ma non per questo meno importante fattore è il costo: un Chromebook è praticamente alla portata di tutti, contrariamente ad altre soluzioni disponibili nel mercato. E voi, cosa ne pensate di Chrome OS e dei Chromebook?</p>
<p><img class="size-full wp-image-13744 aligncenter" alt="chromebook" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/chromebook.jpg" width="590" height="381" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Linux Advocates</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chrome OS: una nuova tastiera virtuale</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/notebook-netbook/chrome-os-una-nuova-tastiera-virtuale-13731</link>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 22:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>

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		<description><![CDATA[Il display touchscreen del Chromebook Pixel acquista più senso con la nuova trovata degli sviluppatori di Chrome OS: in preparazione, infatti, una comoda tastiera su schermo. C&#8217;è chi ancora non riesce a trovare una giusta utilità ad uno schermo touchscreen installato su un notebook. Alcuni utenti, ad esempio, non riescono proprio a mandar giù la ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il display touchscreen del Chromebook Pixel acquista più senso con la nuova trovata degli sviluppatori di Chrome OS: in preparazione, infatti, una comoda tastiera su schermo.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13731"></span></p>
<p>C&#8217;è chi ancora non riesce a trovare una giusta utilità ad uno schermo touchscreen installato su un notebook. Alcuni utenti, ad esempio, non riescono proprio a mandar giù la decisione di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a> per il suo Chromebook Pixel che, come sappiamo, è equipaggiato di modulo touchscreen.</p>
<p>Ma oggi ecco arrivare una nuova funzionalità che testimonia quanto possa essere utile quel display sensibile al tocco. Gli sviluppatori di Chrome OS hanno infatti implementato una nuova tastiera virtuale su schermo.</p>
<p>Impressionante la somiglianza con le prime versioni della tastiera virtuale di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>. Ciononostante si tratta ancora di un lavoro in fase di sviluppo. Se vogliamo comunque dare un&#8217;occhiata a ciò che ci aspetta, diamo uno sguardo al video sottostante.</p>
<p><a href="http://www.hwjournal.net/desktop/notebook-netbook/chrome-os-una-nuova-tastiera-virtuale-13731"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>The Verge</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google Glass: SMS a portata d&#8217;occhio</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/audio-video/google-glass-sms-portata-docchio-13727</link>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 22:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio, Foto & Video]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie all&#8217;app MyGlass il rivoluzionario dispositivo firmato Google è in grado di visualizzare gli SMS ricevuti su un telefonino Android. Ma ben presto gli sviluppatori potrebbero aprire le porte anche a Windows Phone, iPhone e BlackBerry. Se siamo in possesso di un telefonino Android e abbiamo la fortuna di indossare i nuovi Google Glass, possiamo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Grazie all&#8217;app MyGlass il rivoluzionario dispositivo firmato <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a> è in grado di visualizzare gli SMS ricevuti su un telefonino <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>. Ma ben presto gli sviluppatori potrebbero aprire le porte anche a <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> Phone, iPhone e <a href="http://www.hwjournal.net/?s=blackberry&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">BlackBerry</a>.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13727"></span></p>
<p>Se siamo in possesso di un telefonino Android e abbiamo la fortuna di indossare i nuovi Google Glass, possiamo visualizzare gli SMS ricevuti senza maneggiare lo smartphone. Ciò, grazie all&#8217;app <strong>MyGlass</strong> che, dopo essere stata installata sul telefonino, si occupa della sincronizzazione di molti dati con i Google Glass.</p>
<p>Ben presto, però, il nuovo dispositivo di casa Google potrebbe riuscire a svolgere queste operazioni senza l&#8217;ausilio di app di terze parti e senza che uno smartphone sia associato. Ciò, per rendere i Google Glass completamente indipendenti da Android.</p>
<p>Al momento non è chiaro come gli sviluppatori riusciranno a raggiungere quest&#8217;ambiziosa meta, ma nel caso in cui ci riuscissero, tutti i possessori di <strong>iPhone</strong>, <strong>Windows Phone</strong> e <strong>BlackBerry</strong> potranno tirare un sospiro di sollievo aprendo anch&#8217;essi le porte ai Google Glass.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13728 aligncenter" alt="Google-Glass" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Google-Glass.jpg" width="600" height="450" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Phone Arena</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un motivo per passare a Linux? Windows 8!</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/articoli/motivo-passare-linux-windows-8-13736</link>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 22:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.hwjournal.net/?p=13736</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Chiudi le finestre, apri le porte&#8221;. Con questo messaggio la Free Software Foundation lancia la nuova campagna contro l&#8217;installazione di Windows 8. Scopriamone di più. Se vogliamo diventare parte attiva della campagna contro l&#8217;installazione di Windows 8, la Free Software Foundation ci ha agevolato il lavoro, realizzando un&#8217;infografica con la quale spiegare ad amici, parenti ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Chiudi le finestre, apri le porte&#8221;. Con questo messaggio la Free Software Foundation lancia la nuova campagna contro l&#8217;installazione di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> 8. Scopriamone di più.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13736"></span></p>
<p>Se vogliamo diventare parte attiva della campagna contro l&#8217;installazione di Windows 8, la <strong>Free Software Foundation</strong> ci ha agevolato il lavoro, realizzando un&#8217;infografica con la quale spiegare ad amici, parenti e colleghi i motivi per i quali Windows 8 è il male. Una sorta di guerra non violenta, oltre ad essere l&#8217;unica battaglia attuabile dagli utenti dal momento in cui tutti noi siamo pressoché impotenti rispetto agli accordi che legano <a href="http://www.hwjournal.net/?s=microsoft&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Microsoft</a> con tutti i produttori di hardware del mondo.</p>
<p>A pensare che Windows 8 sia un male sono non solo tutti gli utenti <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> ma anche molti fan della casa di Redmond. E la cosa è davvero preoccupante. Già, perché se a non digerire il nuovo OS di Microsoft fossero solo le fazioni opposte non ci sarebbe nulla di anomalo. Ma dopo l&#8217;aggiornamento da Windows 7 a Windows 8, molti utenti Microsoft hanno lamentato malfunzionamenti o comunque non si sono trovati a loro agio con il nuovo ambiente grafico.</p>
<p>E allora, cosa stai aspettando? Se anche tu non vuoi sentir parlare di Windows 8, unisciti alla campagna lanciata dalla Free Software Foundation! Invia quest&#8217;infografica a tutti i tuoi amici e magari fai provare loro una distro Linux.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13737 aligncenter" alt="Windows8" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Windows8.png" width="600" height="1326" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>LinuxBSDos</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>OpenWrt 12.09: novità e link al download</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/periferiche/networking/openwrt-12-09-novita-link-al-download-13720</link>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 22:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Networking]]></category>

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		<description><![CDATA[La distro dedicata a router e dispositivi di rete si aggiorna, aggiungendo nuove funzionalità e ampliando la compatibilità. Ecco cosa c&#8217;è di nuovo. Ecco arrivare la nuova release 12.09 di OpenWrt, la popolare distro Linux dedicata a router e dispositivi wireless. Cosa c&#8217;è di nuovo? Il nuovo OpenWrt 12.09 include il kernel Linux 3.3 e, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La distro dedicata a router e dispositivi di rete si aggiorna, aggiungendo nuove funzionalità e ampliando la compatibilità. Ecco cosa c&#8217;è di nuovo.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13720"></span></p>
<p>Ecco arrivare la nuova release 12.09 di OpenWrt, la popolare distro <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> dedicata a router e dispositivi wireless. Cosa c&#8217;è di nuovo? Il nuovo OpenWrt 12.09 include il <strong>kernel Linux 3.3</strong> e, finalmente, le immagini dell&#8217;OS per architettura x86 sono passati da EXT2 al file system <strong>EXT4</strong>.</p>
<p>Migliorate le performance del firewall, così come sono stati aggiornati i driver wireless. È stato inoltre aggiunto il supporto sperimentale per i canali a 5 e 10 MHz. Ciliegina sulla torta, OpenWrt 12.09 ha come nuovi obiettivi anche il tanto discusso <strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=raspberry+pi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Raspberry Pi</a></strong>: se ne possediamo uno, perché non provare ad installarci la distro che lo trasformerebbe di fatti in un router?</p>
<p>Se vogliamo scoprirne di più o per effettuare il download della nuova versione di OpenWrt, raggiungiamo <a href="https://forum.openwrt.org/viewtopic.php?pid=199599#p199599" target="_blank">questa pagina</a>.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13721 aligncenter" alt="openwrt" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/openwrt.png" width="386" height="98" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Phoronix</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>EMB-2500: meglio di un Raspberry Pi?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 22:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>

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		<description><![CDATA[Presto in arrivo la nuova scheda che a differenza di tutte le sue simili include il supporto a SATA. Ecco tutti i dettagli. Sembra non fermarsi più la nascita di nuovi mini PC. A dare il là ci ha pensato dapprima il Raspberry Pi e, vedendo le reazioni del mercato, un po&#8217; tutti hanno pensato ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Presto in arrivo la nuova scheda che a differenza di tutte le sue simili include il supporto a SATA. Ecco tutti i dettagli.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13716"></span></p>
<p>Sembra non fermarsi più la nascita di nuovi mini PC. A dare il là ci ha pensato dapprima il <a href="http://www.hwjournal.net/?s=raspberry+pi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Raspberry Pi</a> e, vedendo le reazioni del mercato, un po&#8217; tutti hanno pensato a creare delle loro varianti più o meno potenti. Ma fino ad oggi nessuno era riuscito ad offrire connettività SATA. L&#8217;EMB-2500, al contrario, ce l&#8217;ha fatta. Prodotto da Habey USA, questa scheda <strong>Pico-ITX</strong> offre anche uno slot SD, <strong>4 GB di memoria interna</strong>, un&#8217;uscita <strong>HDMI 1.4</strong> (oltre alla <strong>VGA</strong>), <strong>4 ingressi USB</strong> e <strong>1 mini USB</strong>. Lato connettività, è inclusa una <strong>scheda di rete Ethernet di tipo Gigabit</strong> e opzionalmente è possibile aggiungere un adattatore <strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=wi-fi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Wi-Fi</a> integrato</strong>. Il tutto ruota attorno ad una CPU da <strong>1 GHz Freescale i.MX6</strong> e <strong>1 GB di memoria RAM DDR3</strong>.</p>
<p>Il sistema operativo? <strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a></strong>, ovviamente. Ma è anche possibile installare <strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a> 4</strong>. Sconosciuti ancora i prezzi anche se qualcuno afferma che potrebbe avere un costo che varia <strong>dai 140 a 180 dollari</strong> a seconda della configurazione scelta.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13717 aligncenter" alt="emb2500" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/emb2500.png" width="292" height="163" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>LinuxBSDos</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anche la Spagna passa a Linux</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/ufficio/anche-la-spagna-passa-linux-13711</link>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 10:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[La decisione arriva dalla regione dell&#8217;Estremadura che già in passato aveva migrato migliaia di postazioni a Linux. Oggi, altri 40.000 PC abbandoneranno il software proprietario per passare all&#8217;Open Source. A fare da “cavia” è stato il comune di Monaco. A seguire la polizia francese e qualche piccola realtà locale anche italiana. Oggi, ecco arrivare un&#8217;altra ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La decisione arriva dalla regione dell&#8217;Estremadura che già in passato aveva migrato migliaia di postazioni a <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a>. Oggi, altri 40.000 PC abbandoneranno il software proprietario per passare all&#8217;Open Source.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13711"></span></p>
<p>A fare da “cavia” è stato il comune di Monaco. A seguire la polizia francese e qualche piccola realtà locale anche italiana. Oggi, ecco arrivare un&#8217;altra interessante notizia, che in qualche modo è una vittoria per Linux e un modo per cercare di allontanare la crisi economica: anche la regione spagnola dell&#8217;Estremadura ha deciso di migrare i suoi PC al sistema operativo del pinguino.</p>
<p>Le macchine interessate sono ben 40.000 riuscendo a risparmiare non pochi euro rispetto all&#8217;adozione di software proprietario. Già in passato, però, il governo di Estremadura (che è una regione autonoma) aveva convertito a Linux 70.000 PC, tutti installati nelle scuole secondarie. Altri 15.000 postazioni interessavano ospedali. Insomma, l&#8217;Estremadura sembra aver capito appieno quali sono i vantaggi del software Open Source a tal punto che sta procedendo ad una migrazione totale di tutti i PC presenti nel territorio.</p>
<p>La distro Linux scelta è <strong>Sysgobex</strong>, basata su Debian. In definitiva, sembra che il mondo si stia finalmente aprendo al software Open Source. Anche il governo britannico, infatti, sta valutando la migrazione delle sue postazioni a Linux e a software aperti. In un certo senso, il sistema operativo del pinguino deve ringraziare la crisi economica?</p>
<p><img class="size-full wp-image-13712 aligncenter" alt="Extremadura" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/05/Extremadura.png" width="500" height="333" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>The Inquirer</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nuova BeagleBoard con Linux: ora è più potente</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 22:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Schede Madri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’hardware su cui è basata la scheda madre open source BeagleBoard è stato sottoposto ad una revisione che ne ha aggiornato le specifiche facendo allo stesso tempo scendere il prezzo: una, anzi due, novità molto gradite. La prima modifica evidente è il fatto che il processore single core alla base della scheda ora funziona ad ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’hardware su cui è basata la scheda madre open source BeagleBoard è stato sottoposto ad una revisione che ne ha aggiornato le specifiche facendo allo stesso tempo scendere il prezzo: una, anzi due, novità molto gradite. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13700"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>La prima modifica evidente è il fatto che il processore single core</strong> alla base della scheda ora funziona ad 1GHz e non più a 720MHz.  Si tratta di un SOC Texas Instruments AM335x che utilizza l’architettura ARM Cortex-A8 e dispone di un engine grafico integrato SGX530. Alla CPU sono stati affiancati 512MB di memoria DDR3 e 2GB di flash storage on the board, con in più uno slot per Micro SD con il quale aggiungere più spazio di memorizzazione.</p>
<p><strong>Sulla scheda, che misura 85x53mm è presente una porta HDMI</strong>, una Ethernet 10/100Mbps e uno spinotto per l’alimentazione a 5V. Sono inoltre disponibili anche 2 connettori USB: uno full size e uno mini, oltre a due connettori a 46 pin per collegarla a device esterni e ad una porta seriale per il debugging.Tutto l’ambaradan viene via per soli 45 dollari: la metà rispetto al prezzo della versione precedente, e solo 10 dollari in più rispetto al <a href="http://www.hwjournal.net/?s=raspberry+pi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Raspberry Pi</a>, che in pratica si pagano per avere il vantaggio di poter utilizzare la versione ARM di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> sulla scheda piuttosto che non quella basata su architettura Broadcom del Raspberry Pi. La scheda BeagleBoard Black è pensata per coloro ai quali piace l’hacking hardware ed è disponibile sui siti di sette distributori dislocati anche al di fuori degli Stati Uniti. Tra questi troviamo anche la Farnell Element 14 (inglese), già distributore del Raspberry Pi, che vende la nuova scheda BeagleBoard per 33,44 sterline. Se volete leggere il datasheet completo potete cliccare qui.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/04/BeagleBoard.jpg" alt="BeagleBoard" width="600" height="405" class="aligncenter size-full wp-image-13701" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>The Register</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Cirrus 7 Nimbus: il mini-pc fanless con Ubuntu</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/cirrus-7-nimbus-il-mini-pc-fanless-con-ubuntu-13694</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 22:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>

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		<description><![CDATA[Il produttore Tedesco Cirrus7 ha presentato un nuovo computer basato sul sistema operativo Ubuntu: si tratta del Nimbus, un piccolo pc che misura 22&#215;22 cm ed è spesso solo 5 cm, ma è realizzato con un case in alluminio e tanta tecnologia… Il Cirrus 7 Nimbus è un mini PC che ha delle caratteristiche non ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il produttore Tedesco Cirrus7 ha presentato un nuovo computer basato sul sistema operativo <a href="http://www.hwjournal.net/?s=ubuntu&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Ubuntu</a>: si tratta del Nimbus, un piccolo pc che misura 22&#215;22 cm ed è spesso solo 5 cm, ma è realizzato con un case in alluminio e tanta tecnologia…</em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13694"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Il Cirrus 7 Nimbus è un mini PC</strong> che ha delle caratteristiche non riscontrabili su altri prodotti simili. Anzitutto è fanless, ovvero non impiega ventole, per cui è assolutamente silenzioso. La dissipazione del calore è affidata al bel case in alluminio che lo contiene e che riesce a dissipare senza problemi i 45W di TDP massimo del processore <a href="http://www.hwjournal.net/?s=intel&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Intel</a> Core i7-3770T, il top disponibile su questo computer.</p>
<p><strong>Ovviamente gli acquirenti del Nimbus possono personalizzarne la configurazione</strong>. Ad esempio è possibile averlo con processore dual core Intel i3-3220T da 2,8Ghz per chi vuole privilegiare i bassi consumi, oppure con i più potenti processori quad core Intel i5-3570T a 2,2Ghz o Intel i7-3770T a 2,5 GHz. Per quanto riguarda la grafica, se si opta per l’i3 si utilizzerà una Intel HD Graphics 2500, mentre gli altri processori dispongono di una Intel HD Graphics 4000 integrata.</p>
<p><strong>All’interno del disco SSD può essere ospitato un sistema operativo a scelta</strong> tra Ubuntu 12.04 LTS, Ubuntu 13.04 oppure <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> 8. Inoltre, all’interno del computer sono disponibili due ulteriori slot per l’utilizzo di dischi rigidi da 2,5 pollici. Non sappiamo, invece, nulla per quanto riguarda la dotazione di memoria RAM, o altri extra come la presenza di Bluetooth o <a href="http://www.hwjournal.net/?s=wi-fi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Wi-Fi</a>. Un prototipo del Nimbus mostrato dall’azienda qualche tempo fa disponeva di 4 porte USB 2.0, altrettante porte USB 3.0, una HDMI, una Display Port, l’uscita audio digitale, 2 Ethernet e gli ingressi/uscite audio analogiche. Il prezzo di partenza di questo mini PC, atteso per il mese di maggio, è di 699 dollari.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/04/cirrus7sandwich.jpg" alt="cirrus7sandwich" width="600" height="450" class="aligncenter size-full wp-image-13695" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>OMG!Ubuntu!</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Google Glass: effettuato il jailbreak. E adesso?</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/periferiche/google-glass-effettuato-il-jailbreak-adesso-13685</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 22:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Componenti]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver ricevuto il suo paio di Google Glass Explorer Edition, regolarmente pre-ordinati alla Google I/O dello scorso anno, l’hacker Jay Freeman ha impiegato giusto due ore prima di riuscire ad effettuare il jailbreak del device. Quest’hacker, conosciuto anche come “Saurik”, ha usato il jailbreak per Android 4.0 sviluppato da B1nary, per effettuare il root ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo aver ricevuto il suo paio di <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a> Glass Explorer Edition, regolarmente pre-ordinati alla Google I/O dello scorso anno, l’hacker Jay Freeman ha impiegato giusto due ore prima di riuscire ad effettuare il jailbreak del device. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13685"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Quest’hacker, conosciuto anche come “Saurik”</strong>, ha usato il jailbreak per <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android+4.0&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android 4.0</a> sviluppato da B1nary, per effettuare il root degli occhiali Google ed avere pieno accesso ad <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a> 4.0.4, il sistema operativo utilizzato per essi.</p>
<p><strong>Freeman ha annunciato il raggiungimento dell’obiettivo con un post su <a href="http://www.hwjournal.net/?s=twitter&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Twitter</a></strong>, ovvero: “<em>#ifihadglass I would jailbreak it and modify the software (obviously). As Google actually sold me one; I did my part</em>”. Nel corso di un’intervista telefonica rilasciata a Forbes, Freeman ha spiegato che il Jailbreak lo ha tenuto impegnato per sole due ore, durante le quali ha trovato anche il tempo di mangiare con gli amici. Il metodo per il jailbreak implementato da B1nary normalmente può essere utilizzato su smartphone e tablet Android, ma Freeman, una volta compreso come questo funzionava, è riuscito ad utilizzarlo anche con i Google Glass. Secondo quanto dichiarato, farlo “è stato semplice”.</p>
<p><strong>Nella stessa intervista, Freeman afferma di non essere sicuro di sapere cosa si possa ottenere con il rooting del dispositivo</strong>, ma di essere intenzionato a scoprirlo. Comunque, la mancanza di compatibilità con le specifiche prescritte rende difficile visualizzare lo schermo per lunghi periodi. Secondo Freeman il jailbreak potrebbe essere un modo utilizzabile per bloccare l’accesso al device o addirittura bloccarlo da remoto se gli utenti non rispettano i termini e le condizioni d’uso, oppure pe rmemorizzare localmente informazioni sugli occhiali o su un device collegato tramite Bluetooth. Questo potrebbe evitare che gli stessi dati debbano necessariamente essere memorizzati sui server Google. Chissà cosa starà pensando della cosa Google…</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/04/Google_glass.jpg" alt="Google_glass" width="600" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-13686" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>TechRadar</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il notebook Intel da 200$ utilizzerà Android?</title>
		<link>http://www.hwjournal.net/desktop/il-notebook-intel-da-200-utilizzera-android-13681</link>
		<comments>http://www.hwjournal.net/desktop/il-notebook-intel-da-200-utilizzera-android-13681#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 22:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook & Netbook]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>

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		<description><![CDATA[Di recente il CEO di Intel, Paul Otellini, ha detto che vede un futuro nel quale si potranno acquistare dei notebook ultrasottili basati su processore Intel Atom Bay Trail per 200 dollari o anche meno. E se questa visione includesse anche Android? Nonostante sia plausibile che prima o poi possano esser resi disponibili dei notebook ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di recente il CEO di Intel, Paul Otellini, ha detto che vede un futuro nel quale si potranno acquistare dei notebook ultrasottili basati su processore Intel Atom Bay Trail per 200 dollari o anche meno. E se questa visione includesse anche <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>? </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13681"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Nonostante sia plausibile che prima o poi possano esser resi disponibili dei notebook con <a href="http://www.hwjournal.net/?s=windows&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Windows</a> 8 a questo prezzo</strong>, è altrettanto probabile che molti produttori di hardware possano rivolgersi verso altre piattaforme software che offrono costi di licenza inferiori, ad esempio Android.</p>
<p><strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=microsoft&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Microsoft</a> richiede un costo di licenza per ciascun device sul quale viene installato Windows</strong>. Invece, nonostante vi siano comunque delle royalties da pagare anche per utilizzare Android su un tablet o uno smartphone, <a href="http://www.hwjournal.net/?s=google&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Google</a> lo offre ai produttori in forma assolutamente gratuita, cosa che rende i device che lo utilizzano meno costosi rispetto a quelli che usano Windows 8.</p>
<p><strong>Alcuni anni fa, i produttori di computer adottarono un approccio simile </strong>per tagliare i costi dei netbook. All’epoca si penso di utilizzare distribuzioni Linux come Xandros, Linpus Linux Light e OpenSUSE. A questa mossa Microsoft rispose offrendo una versione low-cost di Windows XP e, successivamente, Windows 7 Starter, relegando di fatto Linux ad essere un eccezione e non la regola sui Netbook.</p>
<p><strong>Un notebook con Android, invece, potrebbe avere una posizione molto più forte rispetto ad un netbook con Linux.</strong> Esistono milioni di smartphone e tablet con Android, cosa che lo ha reso un sistema operativo ormai ben conosciuto da moltissime persone, inoltre, per l’utente comune, la sua curva di apprendimento è decisamente più favorevole rispetto a quella di Linux e sono disponibili centinaia di migliaia di applicazioni per esso. Tutto questo potrebbe far propendere Intel ad affidarsi proprio ad Android per abbassare i costi dei notebook. Ovviamente ciò non toglie che Microsoft possa reagire ad una tale provocazione come ha fatto anni fa con i Netbook, ovvero abbassando il prezzo delle licenze di Windows pur di non perdere quote di mercato e, soprattutto, profitti!</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/04/bay-trail.jpg" alt="bay-trail" width="450" height="360" class="aligncenter size-full wp-image-13682" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Liliputing</em></p>
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		<title>Nasce il primo dongle pensato per XBMC</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 22:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>

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		<description><![CDATA[Esistono un sacco di PC-on-a-stick che utilizzano Android, ma ce n’è uno che ha una particolarità unica: è stato realizzato specificatamente per utilizzare la versione Linux di XBMC. Per adesso non è in vendita, ma se ottiene il finanziamento sperato lo sarà presto. Il progetto è stato pubblicato su Indiegogo e il concetto di base ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Esistono un sacco di PC-on-a-stick che utilizzano <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a>, ma ce n’è uno che ha una particolarità unica: è stato realizzato specificatamente per utilizzare la versione <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> di XBMC. Per adesso non è in vendita, ma se ottiene il finanziamento sperato lo sarà presto. </em>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><span id="more-13677"></span><!--ADS_INT Box_Articolo --></p>
<p><strong>Il progetto è stato pubblicato su Indiegogo</strong> e il concetto di base che ne ha animato la sua realizzazione è quello di avere un sistema ottimizzato per XBMC, semplice da utilizzare e che possa avere una diffusione simile a quella del <a href="http://www.hwjournal.net/?s=raspberry+pi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Raspberry Pi</a> ed utilizzare tutti i software disponibili per esso.</p>
<p><strong>Il problema è che questo device ha un costo</strong> (80 dollari o più, se aggiungiamo anche le spese di spedizione) che risulta essere più che doppio rispetto a quello del Raspberry Pi, ma nonostante questo dispone di meno opzioni per gli sviluppatori rispetto a quelle disponibili con lo stesso Pi come, ad esempio, le connessioni GPIO.</p>
<p><strong>Oltretutto, gli utenti che decideranno di acquistare questo prodotto</strong>, dovranno anche munirsi di una scheda MicroSD, visto che il pc-on-a-stick non dispone di memoria di storage. Un problema che magari sarà però corretto nelle future iterazioni di questo device. Al momento l’hardware disponibile comprende un processore Broadcom BCM2835 da 700 MHz con grafica integrata, le licenze MPEG-2 e VC-1, 512MB di memoria RAM, una porta USB 2.0, una HDMI, uno slot microSD e il WiFi. </p>
<p><strong>Per quanto riguarda la parte software</strong>, questo dongle può utilizzare diversi sistemi operativi, inclusi Raspbian, Raspbmc e OpenElec. La confezione di vendita comprende una scheda microSD da 4GB con il sistema operativo e XBMC preinstallati. Per avere maggiori informazioni potete <a href="http://liliputing.com/2013/04/80-tv-dongle-aims-to-bring-linux-based-xbmc-media-center-to-your-tv.html" target="_blank">cliccare qui</a>.</p>
<p><img src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/04/xbmclinuxstick.jpg" alt="xbmclinuxstick" width="600" height="291" class="aligncenter size-full wp-image-13678" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>TG Daily</em></p>
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		<title>Bluetimes MX5: Android sulla tua TV</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 22:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Home Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>

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		<description><![CDATA[Bastano meno di 70 dollari per acquistarne uno. C&#8217;è un set-top Android dal costo più basso e dalle prestazioni superiori? Se siamo alla ricerca di un set-top box Android ad un prezzo conveniente, molto probabilmente fra le nostre scelte ci potrebbe essere un prodotto Bluetimes. Meno di 70 dollari, spedizioni incluse, per avere tutto ciò che ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bastano meno di 70 dollari per acquistarne uno. C&#8217;è un set-top <a href="http://www.hwjournal.net/?s=android&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Android</a> dal costo più basso e dalle prestazioni superiori?<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13667"></span></p>
<p>Se siamo alla ricerca di un set-top box Android ad un prezzo conveniente, molto probabilmente fra le nostre scelte ci potrebbe essere un prodotto <strong>Bluetimes</strong>. Meno di 70 dollari, spedizioni incluse, per avere tutto ciò che serve.</p>
<p>Il modello è in questione è l&#8217;<strong>MX5</strong>, nel quale batte il cuore di una<strong> CPU Cortex A9</strong> alla quale è stata affiancata una <strong>GPU Mali-400</strong> e <strong>1 GB di memoria RAM DDR3</strong>. Ovviamente, non potevano mancare un&#8217;<strong>uscita HDMI</strong> e ben<strong> 4 ingressi USB</strong> ai quali collegare pendrive o dischi esterni nei quali sono presenti file multimediali da riprodurre. Lato connettività, L&#8217;MX5 offre sia un ingresso<strong> Ethernet</strong> che un adattatore <strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=wi-fi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Wi-Fi</a> integrato</strong>. Ogni set-top che si rispetti deve includere un&#8217;uscita ottica per il collegamento di un sistema home theater e ovviamente MX5 ce l&#8217;ha.</p>
<p>Il tutto gestito da Android nella sua versione 4.2 al quale sono state integrate delle versioni opportunamente modificate di <strong>XMBC</strong> e <strong>MX Player</strong> da utilizzare per riprodurre filmati (è supportata anche la riproduzione di<strong> .mkv</strong>), musica o immagini. In definitiva siamo di fronte ad uno dei miglior set-top Android a basso costo in circolazione.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13668 aligncenter" alt="Bluetimes_MX5" src="http://www.hwjournal.net/wp-content/uploads/2013/04/Bluetimes_MX5.jpg" width="599" height="469" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>TG Daily</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>BeagleBone Black: il mini PC da 45 dollari</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 22:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione TPN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>

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		<description><![CDATA[È una variante più economica ma al tempo stesso molto performante del BeagleBon originale. Con 45 dollari possiamo portarci a casa un mini PC capace di diventare un media center, un piccolo Web server domestico o tanto altro ancora. Molti di noi conosceranno già il BeagleBone, il micro computer acquistabile a circa 89 dollari. Ma ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>È una variante più economica ma al tempo stesso molto performante del BeagleBon originale. Con 45 dollari possiamo portarci a casa un mini PC capace di diventare un media center, un piccolo Web server domestico o tanto altro ancora.<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.tuxjournal.net/bar.jpg" width="0" height="0" border="0" /></p>
<p><span id="more-13661"></span></p>
<p>Molti di noi conosceranno già il BeagleBone, il micro computer acquistabile a circa 89 dollari. Ma oggi, c&#8217;è una variante del progetto originale: il BeagleBone Black. Qual è la differenza? Il prezzo. Bastano <strong>45 dollari</strong> per portarsene a casa un esemplare che offre le stesse funzionalità del modello originale.</p>
<p>In definitiva, il BeagleBone Black può essere acquistato ad un prezzo simile a quello del <strong><a href="http://www.hwjournal.net/?s=raspberry+pi&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Raspberry Pi</a></strong> che ha incuriosito smanettoni di tutto il mondo. La CPU è un&#8217;<strong>ARM Cortex A8 da 1 GHz</strong> alla quale vengono affiancati<strong> 512 MB di memoria RAM</strong>. Sono inoltre presenti un acceleratore grafico 3D, <strong>2 GB di memoria interna</strong>, uno slot per l&#8217;inserimento di una scheda<strong> microSD</strong>, un&#8217;<strong>uscita micro-HDMI</strong>, un<strong> ingresso USB</strong> e una <strong>scheda di rete Ethernet</strong>. Il BeagleBone Black è quindi perfetto anche per realizzare un media center domestico dal prezzo e dalle dimensioni decisamente contenute.</p>
<p>Gli sviluppatori saranno contenti di sapere che il BeagleBone Black offre 65 pin digitali e 7 analogici per sbizzarrirsi nei progetti più disparati (un po&#8217; come accade con la scheda<strong> Arduino</strong>). Al momento dell&#8217;acquisto, il BeagleBone Black viene fornito con una distro <a href="http://www.hwjournal.net/?s=linux&amp;submit=Cerca" rel="nofollow" target="_blank">Linux</a> precaricata. Perché non comprarlo?</p>
<p><a href="http://www.hwjournal.net/desktop/beaglebone-black-il-mini-pc-da-45-dollari-13661"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <em>Hot Hardware</em></p>
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