Durante una conference call, Shuttleworth ha parlato delle differenze tra Ubuntu for tablet e phone e Windows 8, degli incontri tra Canonical, i produttori di hardware e gli operatori telefonici, della potenziale timeline per il rilascio di telefoni e tablet con Ubuntu, di come i device Ubuntu possano essere “hackable” e delle chance di Canonical di generare profitti.
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Anzitutto, come già sapete, Canonical vuole rilasciare un sistema operativo che possa funzionare senza soluzione di continuità su desktop, telefoni, tablet e TV. In pratica il sistema è lo stesso, mentre l’interfaccia cambia in base al dispositivo utilizzato. Questo implica che si potranno creare PC che possono funzionare anche da Tablet, un po’ come accade già con Windows 8, ma Ubuntu renderà meno “stridente” il cambio di formato. L’interfaccia cambia di poco: le icone saranno sempre più o meno nello stesso posto e non ci sarà una modalità desktop e una tablet completamente diverse come in Windows 8. Sostanzialmente, ciò che cambia è l’introduzione del Window Manager e poco altro, come menu e dialog box.
Per quanto riguarda l’interfaccia tablet, questa sarà disponibile da aprile 2014, quando verrà rilasciato Ubuntu 14.04 perché “dovremo completare la user experience phone prima di completare la user experience tablet”, essenzialmente perché l’una è nidificata all’interno dell’altra. Tra l’altro sarà solo con Ubuntu 14.04 che gli smartphone potranno connettersi ad una docking station con monitor e tastiera per diventare dei veri e propri PC. Al momento la situazione è molto fluida, tanto che Shuttleworth non ha saputo dire se vedremo prima gli smartphone con Ubuntu o i tablet, anche se è stato chiaro: le due user experience convergeranno in Ubuntu 14.04.
Per la realizzazione dei device con Ubuntu è fondamentale intrecciare solide relazioni con qualche chip vendor e ottimizzare le versioni del sistema operativo per smartphone e tablet. A questo proposito Canonical è già in trattativa con ODM (Original Design Manufacturers) e OEM (Original Equipment Manufacturers), che si sono detti pronti a realizzare device con Ubuntu. Al proposito ne sapremo di più dopo il MWC di Barcellona. In ogni caso è certo che Ubuntu for phone e tablet potrà utilizzare sia chip ARM che chip Intel Atom, anche se la piattaforma che Shuttleworth preferisce è quella ARM.
Sollecitato sul discorso profittabilità, Shuttleworth ha puntualizzato che al momento Canonical non genera profitti. L’ingresso nel settore mobile è stato fatto, chiedendo ulteriori sacrifici economici a chi investe in Canonical, perché c’era la possibilità di entrare in segmenti nuovi e importanti del mercato. Quello che giustifica gli sforzi extra richiesti agli investitori sono i volumi di vendita che si possono ottenere nel settore degli smartphone, e questo non tanto per il fatto che questo possa rendere Canonical profittevole, quanto piuttosto per il fatto che ciò può contribuire a diffondere e far conoscere il marchio Ubuntu soprattutto tra i non addetti al settore.
Canonical ha un discreto seguito tra gli utenti corporate che acquistano desktop e server, e si aspetta che i tablet possano essere ugualmente interessanti per questo tipo di clientela, che guarda molto a feature come la crittografia dei dati e la gestione di più utenti oltre alla possibilità di utilizzare applicazioni Windows tramite servizi Cloud. Shuttleworth, inoltre, è estremamente entusiasta di come Ubuntu for phone gestisca il multitasking sui tablet, con un meccanismo simile a quello di Windows 8, che consente di utilizzare due applicazioni a schermo contemporaneamente, una a dimensioni “smartphone” e una a dimensione “tablet”. Gli sviluppatori saranno in grado di realizzare un solo file binario capace di essere eseguito su qualunque dispositivo compatibile con Ubuntu, qualunque sia il suo form factor. Ecco perché un’applicazione potrà funzionare indifferentemente in una delle due modalità tablet o smartphone.
Oltre al fatto che sarà possibile soddisfare più form factor con un unico binario, Ubuntu permetterà alle applicazioni Web di accedere alle risorse di sistema come quelle native. Canonical sta anche sviluppando strumenti per rendere più facile la migrazione di applicazioni Android e BlackBerry verso Ubuntu. Per i giochi, Shuttleworth ha osservato che Steam ora è disponibile su Ubuntu e che il motore di gioco Unity3D supporta Ubuntu oltre a iOS e Android.

Inoltre, Shuttleworth vorrebbe fare in modo che gli utenti possano “hackerare” il proprio dispositivo per farci quello che gli passa per la mente, in piena filosofia open, ma questo potrebbe essere un problema per produttori e operatori telefonici, che però potrebbero consolarsi con gli strumenti messi a disposizione da Canonical per promuovere i propri contenuti e guadagnare soldi extra.
Infine, a proposito della frammentazione, Shuttleworth ha dichiarato che il codice sorgente di Ubuntu sarà pubblico, per cui produttori e operatori potrebbero apportare le modifiche che ritengono opportune. Qualcuno potrebbe anche usare il codice di Ubuntu per realizzare qualcosa di nuovo, come accaduto con il Kindle Fire per Android. Questo creerebbe frammentazione. La soluzione proposta da Shuttleworth è semplice: convincere operatori e produttori che non vale la pena modificare il cuore di Ubuntu, né economicamente, né in termini di tempo.
Fonte: Ars Technica















